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	<title>Looked &#187; Storie</title>
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	<description>di Edoardo Gnoli</description>
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		<title>NOI, Babbi Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio-fanta-commenti]]></category>
		<category><![CDATA[pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici miei, Natale si avvicina&#8230; E si sa: a Natale diventiamo tutti più buoni. Questa non è una di quelle solite catene finte, fatte per avere più amici su facebook. Avendo passato l&#8217;infanzia (o, per lo meno, le estati della mia infanzia) tra Brugnato, Borghetto e gli altri paesi della riviera di Levante, sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2011/12/christmas-carol-a1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5321" title="christmas-carol-a" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2011/12/christmas-carol-a1.jpg" alt="" width="705" height="400" /></a></p>
<p>Cari amici miei, Natale si avvicina&#8230; E si sa: a Natale diventiamo tutti più buoni.<br />
Questa non è una di quelle solite catene finte, fatte per avere più amici su facebook.<br />
Avendo passato l&#8217;infanzia (o, per lo meno, le estati della mia infanzia) tra Brugnato, Borghetto e gli altri paesi della riviera di Levante, sono particolarmente sensibile al casino che è successo poche settimane fa.<br />
Mia cugina, che vive lì, mi ha fatto presente che un sacco di famiglie (pensiamo soprattutto ai bambini) hanno perso tutto.<br />
Ovviamente non sono qui a chiedere soldi, ma siccome tutti noi passeremo un discreto Natale, vorrei che facessimo qualcosa per farlo passare nella maniera più sopportabile possibile a chi ha più bisogno.<br />
Guardate a casa, o in cantina, o aprite gli armadi. Avete qualche giocattolo vecchio che non usate più? Qualche vestito che non vi convincete mai a buttare perché, chissà, magari tra un anno lo riutilizzerete?<br />
Videocassette che non guardate più perché scaricate tutto illegalmente da aMule? CD che non ascoltate più perchè tutti abbiamo 3 iPod? Vecchie scarpe da calcio che non usate più perché vi siete rotti un piede?<br />
Ok, sto parlando di me, ma sicuramente anche voi avete qualcosina da mandare.<br />
Sto raccogliendo quello che posso. E se avete qualche dubbio, levatevelo: piuttosto che buttarla via la roba, qualcuno ne ha bisogno più di noi.<br />
Lì non vogliono la roba firmata o bella. Hanno proprio BISOGNO di quello cha a noi non serve più.<br />
Pensateci. Se avete qualcosa da darmi, io consegnerò tutto a mia cugina nella prossima settimana.</p>
<p>Per una volta, facciamoli NOI, i Babbi Natale.<br />
Per me non è difficile, visto che babbo lo sono già. Ma ora mi sto rivolgendo a voi.</p>
<p>Grazie&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;italiano e la neve</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 13:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ITALIANO FICO 1. Prende il piattello dello ski-lift con una mano sola. 2. In seggiovia fuma annoiato, non prende il sole, tiene gli sci a penzoloni, scende dal seggiolino all&#8217;ultimo momento. 3. Mangia un panino con lo speck, beve una coca-cola poi dice: &#8220;Vado perchè è l&#8217;ora migliore e non c&#8217;è nessuno&#8221;. E va a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="color: #993366;">L&#8217;ITALIANO FICO</span></em></strong></p>
<p>1. Prende il piattello dello ski-lift con una mano sola.<br />
2. In seggiovia fuma annoiato, non prende il sole, tiene gli sci a penzoloni, scende dal seggiolino all&#8217;ultimo momento.<br />
3. Mangia un panino con lo speck, beve una coca-cola poi dice: &#8220;Vado perchè è l&#8217;ora migliore e non c&#8217;è nessuno&#8221;. E va a farsi una discesa.<br />
4. Curva perfettamente da tutte e due le parti.<br />
5. Se cade dà la colpa agli scarponi che non hanno retto alla velocità.<br />
6. Scarponi: li infila con facilità, li toglie con leggerezza.<br />
7. Ha l&#8217;attrezzatura da un milione. Maggior spesa: gli occhiali.<br />
8. Quando alla TV vede cadere Tomba dice che è successo perchè male allenato.<br />
9. Se esce di pista è per farsi un canalone in neve fresca.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><em>L&#8217;ITALIANO MEDIO</em></strong></span></p>
<p>1. Prende il piattello dello ski-lift con due mani, a volte lo strangola.<br />
2. In seggiovia non fuma ma prende il sole, che è sempre alle sua spalle, a rischio di violenti torcicollo. Tiene gli sci sull&#8217;appoggio e per scendere si prepara tre piloni prima.<br />
3. Mangia zuppa di verdura, beve un quarto di vino e poi dice: &#8220;Vado perché è l&#8217;ora migliore, non c&#8217;è nessuno&#8221;. E va a dormire su Una sdraio.<br />
4. Curva peggio da una parte, quasi sempre la sinistra.<br />
5. Se cade dà la colpa alle lamine, ma non sa cosa siano.<br />
6. Scarponi: li infila con ferocia, li toglie con odio.<br />
7. Ha l&#8217;attrezzatura da un milione. Maggior spesa: la giacca a vento.<br />
8. Quando alla TV vede cadere Tomba dice che ha sbagliato il peso sullo sci interno.<br />
9. Se esce di pista è per farsi una pisciata.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><strong>L&#8217;ITALIANO BESTIA</strong></em></span></p>
<p>1. Prende il piattello dello ski-lift nei coglioni.<br />
2. In seggiovia se fuma fa cadere un guanto, se prende il sole fa cadere gli occhiali. Per scendere dal seggiolino si prepara dieci secondi dopo la partenza, viene preso dal panico sei piloni prima dell&#8217;arrivo, momento in cui perde un bastone e con l&#8217;altro tenta di accecare l&#8217;inserviente.<br />
3. Mangia polenta e salsiccia, beve quattro grappini e poi dice: &#8220;Vado perché è l&#8217;ora migliore e non c&#8217;è nessuno&#8221;. E va al cesso.<br />
4. Curva peggio da una parte, quella dove ci sono gli ostacoli.<br />
5. Se cade dà la colpa ad un lastrone di ghiaccio, anche con due metri di neve fresca.<br />
6. Scarponi: glieli infilano gli amici, glieli tolgono gli infermieri.<br />
7. Ha l&#8217;attrezzatura da un milione. Maggior spesa: gli sci da gara.<br />
8. Quando alla TV vede cadere Tomba gode.<br />
9. Se esce di pista è per schiantarsi contro un albero.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em><strong>IL MILANESE</strong></em></span></p>
<p>1. Si incazza se l&#8217;omino non gli passa il piattello dello skilift, visto che ha pagato anche per quello.<br />
2. In seggiovia, rompe i coglioni lamentandosi che la neve non è come a St. Moritz, che gli impianti non sono come ad Avoriaz, che gli alberghi non sono come a Cortina, eccetera eccetera.<br />
3. Mangia polenta e capriolo, si incazza con la cameriera perchè non gli fa la fattura scaricabile come spesa di rappresentanza, poi dice: &#8220;Vado perché è l&#8217;ora migliore e ci sono tutti&#8221; e si mette a fare a pallate di neve con gli amici in mezzo alle ragazze che prendono il sole.<br />
4. Curva solo a due centimetri di distanza dagli altri sciatori, badando bene di sollevare quanta più neve possibile.<br />
5. Se cade si incazza con qualcuno che, secondo lui, gli ha tagliato la strada.<br />
6. Scarponi: non li toglie nemmeno in albergo (con quello che li ha pagati&#8230;&#8230;&#8230;.).<br />
7. Ha l&#8217;attrezzatura da 5 milioni. Maggior spesa: il gel per le labbra.<br />
8. Quando alla TV vede cadere Tomba dice che e&#8217; caduto perchè è un coglione di Bologna.<br />
9. Se esce di pista è per esibirsi in un salto acrobatico (nel campo di scuola).</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>IL MERIDIONALE</strong></em></span></p>
<p>1. Blocca tutta la coda della seggiovia perchè deve aspettare gli amici che sono rimasti indietro.<br />
2. Sullo skilift, chiama a gran voce l&#8217;amico che sta tre piattelli più avanti per raccontargli la sua ultima cagata.<br />
3. Fa spostare dodici persone per organizzare la tavolata comune (tre famiglie con bambini), estrae pane-formaggio-cioccolata in quantità industriale, fa casino, mena i bambini che fanno casino, poi dice: &#8220;Andiamo perché è l&#8217;ora migliore e non c&#8217;è nessuno&#8221; e organizza una partita a calcetto sulla neve.<br />
4. Curva solo se la moglie lo sta riprendendo con la telecamera.<br />
5. Se cade cerca di coinvolgere quante più persone possibili e fa chiamare l&#8217;elicottero del soccorso.<br />
6. La cerimonia di chiusura degli scarponi coinvolge tutta la famiglia e ha un costo (in tempo e bestemmie) paragonabile allo scavo di una trincea in Cecenia.<br />
7. Ha l&#8217;attrezzatura da un milione. Maggior spesa: il cellulare<br />
8. Quando alla TV vede cadere Tomba, bestemmia ad alta voce.<br />
9. Se esce di pista è per far pisciare il bambino.</p>
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		<title>So long&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 10:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[E così ci siamo. E&#8217; giunto quel giorno: cambio macchina. Ma qui non voglio parlare di quella che arriva, bensì parlare a colei che se ne va. Ne abbiam fatte talmente tante insieme, da non riuscire più a considerarti solo una macchina&#8230; Da quel lontano 18 febbraio del 2005 sono passati quasi sei anni. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/a3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3635" title="a3" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/a3-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>E così ci siamo. E&#8217; giunto quel giorno: cambio macchina. Ma qui non voglio parlare di quella che arriva, bensì parlare a colei che se ne va.<br />
Ne abbiam fatte talmente tante insieme, da non riuscire più a considerarti solo una macchina&#8230;<br />
Da quel lontano 18 febbraio del 2005 sono passati quasi sei anni. In sei anni abbiamo visto un sacco di posti insieme: da Venezia a Roma, da Genova a Napoli, da Barcelona a Parigi, da Madrid ad Amsterdam. E poi ancora Dublino, Londra, Berlino, Monaco, Belfast, Bruxelles, Ginevra&#8230;<br />
In 2108 giorni, abbiamo fatto 224.000 chilometri.<br />
Mai mi hai lasciato a piedi, mai mi hai portato fuori strada. Hai coccolato dei culi strepitosi e hai sopportato degli stronzi che non piacevano nemmeno a me. Hai sentito litigate e dichiarazioni d&#8217;amore. Hai assistito a pianti e hai condiviso risate. Siamo anche stati Campioni del Mondo e Campioni d&#8217;Europa insieme. Su di te mi sentivo sicuro anche con qualche bicchiere di troppo. Sei stata grande e credo di essermi comportato con te nella maniera giusta.<br />
Ma ora è giunto il momento di salutarci. Hai fatto tanta strada ed è ora che ti riposi un po&#8217;. Anche se so che mi avresti portato in giro ancora per tanto tempo.<br />
Da stasera non staremo più insieme. Ma cambierà poco. L&#8217;anima resta la tua, non potevo cambiare radicalmente&#8230; non sono il tipo.<br />
E dall&#8217;interno, senza vedere i colori, mi sembrerà di tenerti ancora in mano.<br />
Conserverò il tuo portachiavi. E uno splendido ricordo.<br />
Come ho detto, per me non sei stata solo una macchina.<br />
Sei stata una grandiosa compagna di viaggio.</p>
<p>Grazie, A3. Grazie CS337YG.<br />
Grazie Blu Perla!</p>
<p>So long&#8230;</p>
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		<title>Mery, take that chance!</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 22:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che sto per narrarvi è una storia vera. Una storia d&#8217;amore, di quelle che ti tolgono il fiato, anche se per pochi minuti; di quelle che ti fanno battere forte il cuore, anche se non te lo saresti mai aspettato; di quelle che ti colgono di sorpresa in un altrimenti noioso martedì pomeriggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/150537_135188789867840_100001301582015_200790_206630_n1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3632" title="150537_135188789867840_100001301582015_200790_206630_n" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/150537_135188789867840_100001301582015_200790_206630_n1-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p>Quella che sto per narrarvi è una storia vera.<br />
Una storia d&#8217;amore, di quelle che ti tolgono il fiato, anche se per pochi minuti; di quelle che ti fanno battere forte il cuore, anche se non te lo saresti mai aspettato; di quelle che ti colgono di sorpresa in un altrimenti noioso martedì pomeriggio di metà autunno.<br />
E&#8217; quel periodo dell&#8217;anno in cui non fa ancora così freddo da pensare al Natale, ma il vento è così pungente da farti anche intristire un po&#8217;. Solo il giallo delle ultime e soltarie foglie che cercano disperatamente di staccarsi dai rami secchi degli alberi dà un tocco di vivacità al grigiore milanese.<br />
Bé, quel martedì pomeriggio, dei glorioso tempi andati, la nostra protagonista si preparava all&#8217;incontro della vita.<br />
L&#8217;incontro che ogni ragazza cresciuta negli anni &#8217;90 ha sognato almeno una volta: il faccia a faccia con i Take That.<br />
Se in questo momento provate a fare attenzione, potreste ancora sentire le grida disperate di migliaia, milioni di fans che in tutto il mondo si strappavano e si strappano i capelli per i cinque bellocci di Manchester.<br />
La piccola Mery era emozionata. Aveva concretamente tra le mani l&#8217;occasione della vita. E aveva la fortuna di condividere quel momento con delle persone a lei care. Ma non aveva idea di quello che le sarebbe successo.<br />
Se ne stava lì, con quell&#8217;aria da brava ragazza e con quella faccia un po&#8217; <em>british</em>.<br />
tutti gli altri bramavano una foto con il simpaticissimo Robbie, ma lei no. Lei da sempre e per sempre era innamorata di Gieson. a lei non glien&#8217;è mai fregato niente di Mark! E non ha mai saputo nemmeno che faccia avesse Howard. E Robbie e Gary? Troppo banalotti per lei!<br />
La piccola Mery voleva solo Gieson.<br />
E proprio lui, recandosi elegantemente alla toilet, la vide.<br />
Ora non ridete, perché la storia (che vi ricordo essere vera) è struggente.<br />
Gieson, con faccia da bufalo sbavante, pensa subito: &#8220;This girl is fucking hot!!! I wanna have her! Tonight!&#8221;, quindi con slang tipico dei sobborghi meridionali di Manchester e rivolgendosi alla piccola Mery: &lt;You english?&gt;.<br />
Ma alla piccola Mery nessuno aveva insegnato l&#8217;inglese. No, nessuno si era preso la briga di spiegarle che l&#8217;inglese fosse la lingua più importante del mondo. E lei, non sapendo cosa rispondere, cerca di prendere tempo: &lt;Eh?&gt;.<br />
Allora Gieson, pensando &#8220;Is she dumb? I hope so&#8230; It&#8217;d be easier to show her my blankets!&#8221;, le dice, scandendo bene le parole con un regale accento londinese: &lt;Are you english?&gt;.<br />
La piccola Mery capisce la gravità della situazione, ma non si scoraggia. Capisce anche che sta facendo una grossa figura di merda davanti a cinquanta persone, ma non si perde d&#8217;animo: &lt;Eeeeehhhh?&gt;.<br />
A questo punto, Gieson si rende conto che quella che ha di fronte è davvero rimbambita e, per la prima volta nella sua vita pensa davvero di rinunciare a una scopata. Si abbatte, si intristisce, l&#8217;autunno gli penetra nel cuore. Riesce solo a sbiascicare poche, svogliate, parole: &lt;Ah, it&#8217;liana&#8230;&gt;, poi abbassa il capo e si chiude in bagno.<br />
La piccola Mery però si sveglia dal suo torpore. Ha ferito il suo Gieson e ne soffre a sua volta.<br />
Lo attende e all&#8217;uscita dalla toilet, lo mette all&#8217;angolo: &lt;Gieson, I want that you to know that I am a one your bigger fan of Italia&gt;.<br />
A Gieson, grazie anche alla bamba, torna il sorriso. Crede ancora all&#8217;amore e, soprattutto al sesso.<br />
I due iniziano un&#8217;emozionante discussione che intenerisce tutti i presenti nei camerini.<br />
Gieson: &lt;What are you studying?&gt;<br />
Piccola Mery: &lt;In the university i go for study languages!&gt;<br />
Gieson: &lt;No, seriously&gt;<br />
Piccola Mery: &lt;I do really am study languages!&gt;<br />
Gieson: &lt;I like your ring&gt;<br />
Piccola Mery: &lt;No, i don&#8217;t like horror films&gt;<br />
Gieson, sempre più sconsolato, sempre meno eccitato e prendendo l&#8217;anello (e quindi la mano) della piccola Mery: &lt;I like your ring. this one!&gt;<br />
Piccola Mery: &lt;I have did it!&gt;<br />
La piccola mery si immagina già i piccoli Orangini che corrono in qualche tenuta nello Yorkshire, ma il vecchio Gieson, che fino a quel giorno aveva fatto sesso con 14 ragazze a settimana, si chiude nuovamente in un silenzio quasi innaturale.<br />
Piccola Mery: &lt;Please, we are make a picture with me?&gt;<br />
Gieson: &lt;I have to shave&#8230;&gt;<br />
Piccola Mery: &lt;Dooon&#8217;t. I like shave!&gt;<br />
Gieson, ormai distrutto, accetta di posare per quella foto, ma poi, usando una banale scusa: &lt;Sorry, but Mark has diarrea and I have to drug store for him&gt;, se ne va.<br />
Poche ore dopo, mentre la piccola Mery ripensa alle risposte che qualunque essere umano dal Q.I. pari a 24 avrebbe dato, il manager dei Take That, rilascia una dichiarazione. Che tradotta, recita così:<br />
&#8220;A causa di uno shock, che per rispetto non riportiamo, Gieson Orange ha deciso di lasciare il gruppo. Non solo: smette anche con la carriera di cantante e ballerino, ha fatto voto di castità, odia le donne e si è volontariamente rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ci scusiamo con tutti i fans, ma questa è davvero la fine dei Take That.&#8221;.</p>
<p>Questa è la storia di un amore mai nato. O forse sì, ma unilateralmente.<br />
E&#8217; anche la storia di un ragazzo, forse uomo, che si ritrova con la vita rovinata.<br />
E di una ragazza, la piccola Mery, che poteva andare a letto con uno dei Take That, ma invece si è lasciata scappare la chance della vita.</p>
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		<title>Se mi guardi stanotte</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 22:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione Mi chiamo Leonardo e ho trentadue anni. Ho quasi sempre avuto un rapporto conflittuale con l&#8217;amore e ho scritto mezzo libro. Poche informazioni per capire chi sono, me ne rendo conto. Ma a svelare di più, rovinerei il finale. E questa storia, va raccontata con calma, spiegando tutti i bivi che mi sono trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/217013_copertina_anteprima1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3661" title="217013_copertina_anteprima" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2010/11/217013_copertina_anteprima1.jpg" alt="" width="535" height="408" /></a></h4>
<h4>Introduzione</h4>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: medium;">Mi chiamo Leonardo e ho trentadue anni. Ho quasi sempre avuto un rapporto conflittuale con l&#8217;amore e ho scritto mezzo libro.<br />
Poche informazioni per capire chi sono, me ne rendo conto.<br />
Ma a svelare di più, rovinerei il finale. E questa storia, va raccontata con calma, spiegando tutti i bivi che mi sono trovato ad affrontare, tutte le persone che ho incrociato e che in qualche modo mi hanno cambiato, tutte le situazioni che mi hanno portato a compiere, qualche giorno fa, la decisione più importante della mia vita e tutte le circostanze che mi hanno aiutato a diventare grande. Inizierà da lì, la storia. Passeremo per il rapporto mai facile con i miei genitori, alla difficoltà a trovare un&#8217;intimità con le persone che mi stanno attorno, al mio modo di rapportarmi con l&#8217;altro sesso, fino ad arrivare a un&#8217;amicizia che sembrava indissolubile e che invece si è sciolta come un fiocco di neve che cade sul mare. Ma soprattutto parlerò della voglia che avevo di crescere e della fatica che ho fatto a crescere. E poi racconterò della persona che mi ha dato più di chiunque altra e alla quale ho dato tutto me stesso. E&#8217; difficile per me trovare un aggettivo che la descriva. Quando ne parlo con la gente, con chi non l&#8217;ha mai conosciuta o con chi ha vissuto il nostro rapporto da vicino, cerco giri di parole o metafore per provare a spiegare quello che ha sempre rappresentato per me. Non ci riesco mai. Forse perché per me è semplicissimo: ogni volta che ripenso a lei, per ricordarmi di quanto fossimo felici e di quanto io l&#8217;abbia amata, mi basta una parola sola, un semplice nome, tre meravigliose lettere.<br />
Ma la storia, sono costretto a ripetermi, va raccontata con calma.<br />
Cominciando, appunto, da qualche giorno fa&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: small;">SE MI GUARDI STANOTTE</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: medium;">Acquistabile online:</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=se+mi+guardi+stanotte&amp;srch=0&amp;Cerca.x=0&amp;Cerca.y=0&amp;cat1=&amp;prm=">lafeltrinelli.it</a> e <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=553839" target="_blank">ilmiolibro.it</a></span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Adobe Garamond Pro', serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span></p>
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		<title>Una lacrima nel Tamigi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da una storia vera Luke era il classico inglese. Educato, silenzioso e abbastanza altezzoso. Era il primogenito di molti fratelli: sua madre li aveva dati alla luce tutti insieme e poi era sparita. I piccoli, avevano dovuto cavarsela da soli in una città come Londra. Non era stato facile. Dopo pochi anni dalla nascita si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tratto da una storia vera<br />
</em></p>
<p><em><br />
</em>Luke era il classico inglese. Educato, silenzioso e abbastanza altezzoso.<br />
Era il primogenito di molti fratelli: sua madre li aveva dati alla luce tutti insieme e poi era sparita.<br />
I piccoli, avevano dovuto cavarsela da soli in una città come Londra. Non era stato facile. Dopo pochi anni dalla nascita si erano persi tutti di vista e, per quanto ne sapeva, Luke, era l’unico ad avercela fatta; a essere diventato qualcuno.<br />
Favorito anche dalla sua stazza, era diventato uno dei maschi più rispettati e temuti nel suo ambiente.<br />
Si era sempre sentito importante, perché era sempre stato importante.<br />
Aveva avuto molte storie, ma l’amore non l’aveva mai incontrato.<br />
E ora, vecchio e stanco della vita, sapeva che era davvero troppo tardi.<br />
La sua vita era stata ricca di soddisfazioni, ma comunque sempre troppo monotona. Londra era troppo grigia per i suoi gusti. Lui sognava il sole e i colori.<br />
Ogni giorno si svegliava, partiva dalla sua casa sotto il Tower Bridge, risaliva il fiume lentamente fino ad arrivare di fronte alla House of Parliament. Di solito quando si fermava davanti al Big Ben aveva già mangiato. Guardava le persone che passeggiavano sulla riva, osservava i piccioni che volavano sopra la sua testa e si sentiva triste.<br />
Certe volte la gente, dopo averlo visto, lo indicava con stupore. Qualcuno aveva anche provato a fotografarlo. Ma lui, appena se ne accorgeva, scappava via.<br />
Ovunque girasse lo sguardo vedeva grigiore e malinconia.</p>
<p>Era da poco passato il periodo del Natale e tutte le luci che conferivano a Londra un tocco di colore erano sparite.<br />
Sul far della sera se ne tornava verso casa e percepiva tra i suoi simili il timore che incuteva al suo passaggio. Ma ormai non gli importava più.<br />
Aveva più di settant’anni e non aveva mai avuto nemmeno un amico.<br />
“Sei solo un povero luccio solitario” &#8211; si ripeteva – “un grosso luccio solo”.<br />
A volte vedeva degli altri lucci nuotare intorno a lui e pensava che forse potevano essere i suoi fratelli, ma quando si avvicinava a loro, li spaventava. E questi scappavano.<br />
Era triste, solo, vecchio e stanco della vita. E stanco di quell’acqua grigia.<br />
Cominciava ad avere sul corpo quelle macchie bianche che vengono ad alcuni pesci nei laghetti <em>koi</em>. Un brutto, bruttissimo segno per un pesce, ma lui non se ne preoccupava.<br />
Sapeva che la sua vita stava volgendo al tramonto: gli animali lo percepiscono. Era triste perché sentiva che stava sprecando gli ultimi suoi momenti in quell’acqua. E soffriva perché a causa della sua stazza e del suo aspetto non aveva nessuno con cui passare le giornate, nessuno con cui dividere qualche tozzo di pane lanciato dia passanti, nessuno con cui risalire il fiume.<br />
Nuotava solo, quasi svogliato, nell’acqua gelida.<br />
A volte si faceva trasportare dalla corrente e si prendeva un momento per guardare verso il cielo.<br />
Non aveva mai messo la testa fuori dall’acqua e si chiedeva come sarebbe stato.<br />
Intanto, delle gocce d’acqua cadevano sull’acqua e facevano dei cerchi sulla superficie: capitava quasi tutti i giorni in quella grigia città e in quel tortuoso serpente che, ancora più grigio, la tagliava in due.</p>
<p>Un giorno, mentre nuotava in cerca di cibo, incontrò un branco di pesci che scappavano in direzione opposta a quella in cui lui stava nuotando. Ovviamente alla sua vista, tutti si spostarono, ma lui riuscì comunque a fermarne qualcuno e a chieder loro da cosa stessero scappando.<br />
Pensò a qualche rete buttata in acqua per catturarli; gli era capitato così tante volte nel corso della sua vita… Invece questo piccolo e impaurito pesciolino gli disse: “C’è un pesce grandissimo, non lontano da qui, signor Luke. Un pesce molto più grande di lei!”.<br />
Luke guardò il pesciolino con aria infastidita. Era lui il pesce più grande del Tamigi. Tutti lo sapevano e lo avevano sempre saputo: due metri di lunghezza, una cosa mai vista per un luccio.<br />
“Non mi guardi così signor Luke: questo non è un luccio! Nessuno l’ha mai visto! E’ grandissimo!”<br />
E prima che Luke potesse fargli altre domande, il pesciolino era già scappato.<br />
Luke allora si fece forza e decise di andare a vedere di che mostro si trattasse.<br />
Nuotò più velocemente di quanto avesse mai fatto, i suoi lunghi baffi erano adiacenti al suo corpo e le sue branchie si aprivano e si chiudevano ad un ritmo impazzato; e ad un certo punto, frenò bruscamente.<br />
Davanti a lui, galleggiava sulla superficie un pesce immenso. Molto più grosso anche di quelli che i vecchi lucci raccontavano nelle leggende. Un pesce che, forse, grosso così, poteva esserci solo nell’oceano.<br />
Era impaurito, Luke. Per la prima volta nella sua vita adulta si trovava ad avere paura di un altro pesce.<br />
Ma doveva comunque farsi valere: era lui il re del fiume e chiunque fosse questo mostro dalle dimensioni incredibili, avrebbe dovuto andarsene.<br />
In un modo o nell’altro.<br />
Gli nuotava intorno, tenendosi a una certa distanza; e più si avvicinava, più la sua paura e la sua rabbia, venivano sopraffatte da un senso di tenerezza.<br />
Vedeva negli occhi di questo bestione la stessa tristezza che lui stesso provava da tempo.<br />
“Chi sei?” – chiese – “Non ti ho mai visto in queste acque!”<br />
“Mi chiamo Wallie. Mi sono persa.”<br />
”Da dove vieni?”<br />
“Cos’è? Tu non scappi da me?” chiese Wallie ironicamente.<br />
“Ma che cosa sei?”<br />
”Sono una femmina di balena. Vengo dall’oceano. Stavo scappando e mi sono persa. Dove siamo?”<br />
“Siamo a Londra… Da cosa stavi scappando? C’è pericolo?”<br />
“No, tranquillo… non c’è più nessun pericolo!” rispose la balena con aria molto triste.<br />
Luke provò un forte senso di compassione per quell’essere, ma si ricompose in fretta e, con un tono che si addiceva perfettamente ad un gentleman – o gentlefish – londinese, le disse: “Mi spiace, ma devo chiederti di lasciare queste acque!”<br />
“Senti…”<br />
“Luke!”<br />
“Piacere Luke!”<br />
“Piacere mio!”<br />
“Senti Luke, io non voglio minare la tua autostima mettendo in discussione la tua leadership in queste acque. Ho solo bisogno di una mano per andarmene. Prometto che non mangerò nessuno, ma devi aiutarmi ad andarmene in fretta.”<br />
Luke si sentì ancora più importante del solito: un pesce così grande aveva bisogno del suo aiuto. Inoltre, per la prima volta dopo tanto tempo, aveva una ragione per cui vivere e proprio quei giorni che potevano essere gli ultimi della sua triste esistenza.<br />
Prese questo incarico come una missione d’onore e iniziò a pensare a come far uscire Wallie da quelle acque.<br />
“E’ molto semplice, cara Wallie: girati e nuota al contrario. Raggiungerai il mare abbastanza in fretta…”<br />
“Mi spiace deluderti, ma non è semplice per niente. Qui è troppo stretto e non riesco a girarmi. Inoltre l’acqua è troppo bassa. Poi non mangio da due giorni e hai idea di quanto mangi una balena?”<br />
“Tanto?”<br />
“Tantissimo!”<br />
E poi quest’acqua è diversa da quella in cui vivo io… è meno densa e faccio più fatica a respirare… mi sento molto debole…”<br />
”Ok, un problema alla volta: vieni con me. Poco più avanti c’è un’ansa in cui forse ti puoi girare!”<br />
“Proviamo…”<br />
Luke e Wallie nuotavano, mentre gli altri pesci li guardavano nascosti dietro a delle pietre o sotto la sabbia.<br />
Il loro viaggio non fu però semplice: delle barche con a bordo delle persone li intralciavano e ne rallentavano le pinnate.<br />
Riuscivano a non pensare, anche se solo parzialmente, alla fatica perché avevano tanto, tantissimo tempo per parlare. Luke non si sentiva così vivo da diversi anni e anche Wallie, che nell’ultimo periodo era stata molto sola, era felice per aver trovato qualcuno con cui condividere quei momenti difficili.<br />
Era evidente che si trattava di due anime sole che non erano più felici da troppo tempo.<br />
Inoltre, Luke sapeva che gli restava poco da vivere e Wallie conosceva bene il rischio che stava correndo e quale sarebbe stata la conseguenza se non fosse riuscita ad andarsene da lì, il più in fretta possibile.<br />
“Devi promettermi una cosa!” disse Luke.<br />
“Tu mi stai aiutando… chiedimi quello che vuoi!”<br />
“Se io sarò troppo stanco per proseguire, una volta raggiunto il mare, sarai tu ad aiutare me. Voglio vedere com’è l’oceano!”<br />
“Ma tu non sopravviveresti nell’oceano!”<br />
“Lo so, ma non mi manca molto nemmeno qui…”<br />
Wallie capì: “Ok, te lo prometto!”</p>
<p>Dopo un viaggio che sembrava non finire più, raggiunsero l’ansa che Luke aveva descritto.<br />
“Dai, prova a girarti qui!” propose Luke.<br />
Con uno sforzo non indifferente Wallie riusci a rivoltarsi. Nel movimento urtò però gli argini del fiume e si ferì.<br />
Non erano ferite gravi, ma la indebolivano ancora di più.<br />
Senza fermarsi per riposare, tornarono indietro e ripercorsero il fiume verso il mare.<br />
La corrente li trasportava ma era troppo lenta e Wallie era troppo pesante.<br />
Ci misero il doppio del tempo dell’andata, solo per raggiungere il punto da cui erano partiti.<br />
Ormai Wallie era allo stremo delle forze. Luke procacciava del cibo e ne dava la metà a lei, ma non bastava per nessuno dei due.<br />
E come all’andata, sul loro tragitto trovarono le barche degli uomini a rallentarli.<br />
Le evitarono e proseguirono.<br />
Si erano conosciuti da poco, ma avevano in comune così tante cose che si erano affezionati subito l’uno all’altra.<br />
Lei apprezzava il fatto che lui, a differenza di tutti gli altri pesci, non fosse scappato e la stesse aiutando. Lui era felice di farlo perché si rivedeva in lei e capiva quanto lei potesse soffrire; e perché aveva trovato una compagnia per i suoi ultimi giorni.<br />
Per una volta non erano una balena che scappava e un luccio che intimoriva i suoi simili: erano due pesci, che si aiutavano l’un l’altra. Erano due amici.</p>
<p>Il pensiero di non farcela si faceva strada in loro: una troppo debole, l’altro troppo vecchio.<br />
Ma non volevano mollare, ci avrebbero provato fino alla fine.<br />
Era passata la notte e l’acqua, illuminata dal sole, cominciava a schiarirsi.<br />
Non dormivano e non si riposavano da moltissime ore.<br />
All’improvviso, delle reti ruppero la superficie dell’acqua: stavano cercando di catturare Wallie.<br />
Luke usò tutti i suoi cinquecento denti per provare a strapparla da quella trappola, dimenandosi come se fosse rimasto impigliato lui, ma non ce la fece.<br />
Risalì velocemente verso la superficie, mentre anche Wallie provava a dimenarsi.<br />
Luke si fermò ad un passo dal confine tra il suo mondo e un altro che non conosceva.<br />
Aveva paura.<br />
Guardò Wallie negli occhi, che pian piano veniva trascinata fuori dall’acqua.<br />
Si fece forza, respirò profondamente ed emerse.<br />
L’aria era elettrica. Si attaccò letteralmente a Wallie, che all’aria, era morbida e calda. E sembrava non pesare più così tanto, mentre veniva issata.<br />
Una corda si ruppe e Wallie ripiombò sott’acqua.<br />
Luke si immerse subito e sentì il suo lamento, che suonava come una triste promessa che gli fece scendere una lacrima.<br />
Una lacrima che si andò a confondere con l&#8217;acqua intorno a loro.<br />
Una lacrima che, cadendo nel Tamigi, non fece rumore.<br />
Si avvicinò a Wallie: “Io non ti abbandono! Andrà tutto bene. Ti salverò da ciò che ti fa paura, anche nell’oceano. E ti porterò via, lontano da qui!”<br />
“Lascia perdere… ormai non c’è più niente da fare…”<br />
“No!” – rispose perentorio; poi si placò e sorrise – “E poi mi hai fatto una promessa…”<br />
“Hai fatto quello che potevi, ora pensa a salvarti tu.”<br />
“Wallie, ormai ci resta pochissimo da vivere. E quei pochissimi istanti che ci restano li voglio passare con te. Il mare è qui vicino. Ce la possiamo fare… Liberati!”<br />
Ma proprio mentre Luke diceva così, Wallie venne issata di nuovo.<br />
“Aprì la bocca!” disse Luke<br />
“No, ti condannerei a morte… non posso!”<br />
“Aprila, ti prego! Voglio venire con te. Ovunque!”<br />
Si guardarono per un tempo che pareva essere infinito.<br />
Era la fine per tutti e due, ma Wallie capì che sarebbe stato meglio affrontarla insieme, così aprì la bocca, raccolse molta acqua e lasciò che Luke ci si tuffasse dentro.<br />
Poi fu issata dalle funi e dalla rete e si sentì sollevare sopra la superficie del fiume.<br />
Si sentiva debole e leggerissima. E saliva sempre più su.<br />
“Dove ci portano?” chiese impaurito Luke.<br />
“Non lo so…” rispose a fatica Wallie.<br />
Volando, venivano trasportati verso il mare, in un disperato tentativo di salvare la vita a Wallie.<br />
“Guarda! Quello è il mare!” gridò felice Luke che intravedeva qualcosa dalla bocca semiaperta di Wallie.<br />
Ma Wallie era stremata e perdeva sangue: “Ci stanno portando verso l’oceano Luke, ma no so se ce la farò…”<br />
“No, tieni duro… ormai ce l’hai quasi fatta!”<br />
”Ma tu non ce la farai! Ed è colpa mia!”<br />
“Tu stai mantenendo la tua promessa, Wallie” anche a Luke cominciava a mancare l’aria, visto che Wallie perdeva l&#8217;acqua di fiume dalla sua bocca – “tra finire la mia vita in quel grigio fiume da solo e finirla nell’oceano con te, bè… questa è la fine che vorrei!”<br />
Wallie sorrise, distrutta.<br />
Finalmente in lontananza videro l’oceano.<br />
“Ci siamo, Luke”, disse Wallie con un filo di voce.<br />
“Dai che forse ce la facciamo…” rispose debolmente Luke<br />
“Non ce la faccio… guarda, avvicinati. Appoggiati sulle mie labbra” sussurrò Wallie, aprendo appena la bocca.<br />
Luke si arrampicò a fatica tra i denti di Wallie. Sentiva che non gli rimaneva molto.<br />
La vista dell’oceano gli pervase l’anima. Restò commosso e senza parole.<br />
Dopo qualche secondo, Wallie disse: “Hai visto? Ho mantenuto la mia promessa!”<br />
“Grazie Wallie, è il momento più bello della mia vita. Ed è l’immagine che voglio portare con me.”<br />
“Grazie a te Luke, è stata una fine dolce.”</p>
<p>Smisero di respirare insieme, pochi metri prima che Wallie venisse calata nelle acque dell’Atlantico.<br />
Lui non seppe mai da cosa lei stesse scappando.<br />
Se ne andarono in un istante solo, verso un viaggio che li avrebbe visti compagni per l’eternità.<br />
Due creature così diverse tra loro, che vivevano in due mondi diversi, si erano incontrati per caso.<br />
Ma si erano incontrati troppo tardi.<br />
E il tempo che non avevano avuto in vita, ce l’avrebbero avuto adesso.<br />
Galleggiando insieme, in quelle acque color blu profondo che Luke avrebbe sicuramente amato.</p>
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		<title>Noi, fan degli Editors</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 18:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano le 19.00 del 4 dicembre quando, sdraiato sul divano di casa mi rendevo conto che forse era troppo tardi per partire da Vittuone, correre in corso Genova a Milano a prendere l&#8217;Ale e volare al Palasharp (ex Palavobis, ex Mazda Palace, ex Palatrussardi) in tempo per vedere gli Editors. Va detto che l&#8217;orario indicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano le 19.00 del 4 dicembre quando, sdraiato sul divano di casa mi rendevo conto che forse era troppo tardi per partire da Vittuone, correre in corso Genova a Milano a prendere l&#8217;Ale e volare al Palasharp (ex Palavobis, ex Mazda Palace, ex Palatrussardi) in tempo per vedere gli Editors.<br />
Va detto che l&#8217;orario indicato sui biglietti era: 20.00.</p>
<p>Difficilmente ce l&#8217;avrei fatta.<br />
Fortunatamente, Simon, fan degli Editors da anni (come me) aveva telefonato all&#8217;organizzazione dei concerti, al palazzetto, al servizio di sicurezza, all&#8217;assessore ai beni culturali, al manager e al bassista del gruppo inglese ed aveva avuto una risposta unanime: &#8220;Tranquillo, iniziano a cantare alle 20.30&#8243;.</p>
<p>Quindi, il mio arrivo nel parcheggio del Palasharp alle 20.12 non si è rivelato un grosso problema.<br />
10 euro intascati dalla vendita del biglietto dell&#8217;Ale, troppo malata per farcela a venire e due rapidi calcoli: &#8220;vabè, faranno i fenomeni e si faranno attendere un po&#8217;; quindi un bel panino salamella-peperoni-ketchup ci sta come il proverbiale cacio sui maccheroni. Il sudore del venditore poi&#8230; era la morte sua.<br />
Panino ingurgitato in 4 minuti, birra annacquata per rallentare ulteriormente la digestione e via verso un ennesimo concerto insieme a Simon. Ma non un concerto qualunque&#8230; perché gli Editors li abbiamo un po&#8217; scoperti noi, quindi ci sentivamo un po&#8217; critici, un po&#8217; esperti rock, un po&#8217; anni 60 nel Cavern di Liverpool.</p>
<p>Dopo aver appoggiato il culo in quello che era il posto migliore per apprezzare l&#8217;acustica (in fondo), cerchiamo di capire cosa borbotta il cantante del gruppo di spalla. Fortunatamente il compito ci impegna poco, visto che il bamboccio saluta, raccoglie gli strumenti e se ne va.<br />
Arriva il momento del sound check, un piccolo allestimento del palco, e dopo un quarto d&#8217;ora di attesa (più che accettabile) arrivano loro: the Editors.<br />
Noto subito qualcosa di strano: sono in cinque.<br />
&#8220;Simon, ma non erano quattro?&#8221;<br />
&#8220;No&#8230; a me sembra che fossero in cinque&#8230;&#8221;<br />
Penso: vabè, io mica devo conoscere le facce dei cantanti, è la loro opera che conta!<br />
Iniziano con una canzone che non conosciamo. Nonostante ciò il ritmo è coinvolgente.<br />
Parte la seconda, anch&#8217;essa sconosciuta. Vedo Simon in difficoltà e corro in suo aiuto:<br />
&#8220;Sicuramente sono del nuovo album&#8230;&#8221;. Simon annuisce. Ci sentiamo molto esperti di Editors.<br />
La terza canzone ha sonorità che non ci giungono nuove, è familiare.<br />
Troppo poco per poter risalire al titolo, ma abbastanza per un nuovo commento da esperti, stavolta tocca a Simon:<br />
&#8220;Certo che hanno un bel <em>sound</em>, eh? &#8220;.<br />
&#8220;Sì, sono tutte molto orecchiabili&#8230; bè, ma loro sono bravissimi&#8221;.<br />
&#8220;Minchia poi il cantante è troppo bravo&#8221;.<br />
Mentre noi ci atteggiamo ad esperti (anche) dell&#8217;acustica (&#8220;Pensa ad un concerto degli U2 qua dentro&#8230; si sentirebbe da Dio!&#8221;),<br />
gli Editors fanno un po&#8217; di dibattito col pubblico e io, da anglofono esperto quale sono, capisco: &#8220;You&#8217;re gonna have a great night!&#8221;<br />
La ripeto a Simon con un po&#8217; di orgoglio. Lui annuisce. Come ci piaccioni gli Editors!<br />
Parte la quarta canzone, mentre noi ancora ci spelliamo le mani per la terza che, comunque, ci ricordiamo che forse l&#8217;avevamo già sentita prima. Niente. Però bella, la battezziamo come la più bella di tutte. Sarà anche questa dell&#8217;album nuovo, visto che degli altri due siamo abbastanza esperti.<br />
&#8220;Chissà come si intitola? &#8211; chiedo &#8211; Aspetta&#8230; Simon, beccati sto colpo di genio!&#8221;<br />
Tiro fuori l&#8217;iPhone, attivo Shazaam (grande invenzione) a mi preparo a leggere il titolo&#8230;<br />
&#8230; attesa&#8230; Nessun risultato.<br />
&#8220;Per forza! L&#8217;ho messa nel pezzo sbagliato&#8221;<br />
&#8220;Prova durante il ritornello&#8221; suggerisce Simon.<br />
Provo.<br />
&#8230;attesa&#8230; Nessun risultato.<br />
&#8220;Ah ma che pirla&#8230; è una canzone nuova&#8230; magari non c&#8217;è ancora su iTunes!&#8221;<br />
&#8220;E poi magari qui non si sente bene&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Infatti!&#8221;.<br />
Intanto il freddo inizia a prendere il sopravvento. Chiedo a Simon se vede qualche spiffero.<br />
Lui giustamente mi fa notare che non siamo dentro ad un palazzo, bensì all&#8217;interno di una tensostruttura (si vede che è laureato). Dopo aver capito cosa sia una tensostruttura, mi metto il giubbotto e mi preparo a godere.<br />
Perchè per statistica, la canzone che ci piace si sta avvicinando sempre di più.<br />
Quinta. Zero su cinque.<br />
&#8220;Certo che potrebbero iniziare a farne qualcuna vecchia eh!&#8221; .<br />
&#8220;Oh però va come sono composti là davanti&#8221;<br />
Effettivamente, gli esagitati ai piedi del palco non sono così esagitati&#8230; solo in pochi cantano e si sbracciano.<br />
Strano? Non per uno che ha visto più di venti concerti&#8230;<br />
&#8220;Vabè Simon, si vede che anche loro conoscono poco l&#8217;album nuovo&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Che fan di merda!&#8221;<br />
Mica come noi&#8230;<br />
Sesta. Ancora encefalogramma piatto. Ci vuole un commento da esperto.<br />
&#8220;Certo che la voce del cantante è diversissima dal vivo!&#8221;<br />
&#8220;Minchia -ribatte Simon- di brutto!&#8221;<br />
&#8220;Cazzo che strano&#8230; non è che il cantante ha la raucedine e sta cantando un altro, tipo il chitarrista?&#8221;<br />
&#8220;No dai&#8230; è diversa ma sembra lui&#8221;<br />
&#8220;Sì, in effetti sembra lui&#8221;.<br />
Settima canzone. Vuoto. Però bella.<br />
&#8220;Oh Simon, è quasi un&#8217;ora che suonano e ancora non hanno fatto una canzone che conosciamo. Han praticamente cantato tutto il disco nuovo tranne papillon&#8230; Cazzo fanno???&#8221;<br />
&#8220;Eh che ti devo dire? Certo che però ne ho sentiti pochi dal vivo suonare così bene!&#8221;<br />
&#8220;Sì questo è vero! Oh, se fanno sette canzoni che non conosciamo e ci piacciono tutte, potenzialmente sono il nostro gruppo preferito!&#8221;.<br />
A questo punto, arriva qualcosa che non ti aspetti. O meglio, te lo aspetti, ma dopo 2 ore di concerto: salutano.<br />
&#8220;Goodnight!&#8221;<br />
Restiamo di sasso.<br />
&#8220;Goodnight?? Va bene che rientreranno tra poco per fare le ultime tre o quattro canzoni, ma han suonato troppo poco&#8221; dico io.<br />
&#8220;Se se ne vanno adesso gli vola di tutto sul palco&#8221; dice Simon.<br />
&#8220;E infatti mica hanno acceso le luci&#8230; adesso tornano&#8230; dai avremo capito male&#8221;.<br />
Poi salgono sul palco dei tizi che si prendono gli strumenti.<br />
Simon e io, siamo perplessi.</p>
<p>&#8220;Simon&#8230; non è che quelli erano il gruppo di spalla?&#8221;<br />
&#8220;&#8230; ma non credo&#8230; son già le nove e mezza!&#8221;<br />
&#8220;Però in effetti la voce era diversa eh&#8230;&#8221;<br />
&#8220;E quelli là davanti si scatenavano troppo poco&#8230;&#8221;<br />
&#8220;E poi non erano in quattro gli Editors?&#8221;<br />
&#8220;Son quattro? Eh forse hai ragione&#8230;&#8221;</p>
<p>Un veloce sguardo d&#8217;intesa.<br />
Un ancor più veloce sguardo intorno a noi per capire se qualcuno ci ha ascoltato dare giudizi positivi su un gruppo che credevamo fossero gli Editors e invece erano chissà-chi e in quattro e quattr&#8217;otto ci ricomponiamo. Incrociamo le braccia e attendiamo i veri Editors, che arriveranno poi alle 22.00.<br />
Concerto discreto, niente di eccezionale.<br />
Però il gruppo di spalla, che per la cronaca si chiama Maccabees, spacca davvero.<br />
Non è difficile pensare che, presto o tardi, saremo grandi fan e grandi esperti della loro musica e del loro fantastico sound.</p>
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		<title>Notte</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ tardi e piove. Piove come piove a Dublino. Viene giù insistente, rumorosa, sono convinto che è anche tagliente, ma da qui dentro non posso esserne certo. Con altri scenari, scenderei per sentire se ho ragione. Di certo non fa lo stesso rumore che produce battendo sulle piastrelle di Grafton street, né può fare lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ tardi e piove.<br />
Piove come piove a Dublino.<br />
Viene giù insistente, rumorosa, sono convinto che è anche tagliente, ma da qui dentro non posso esserne certo.<br />
Con altri scenari, scenderei per sentire se ho ragione.<br />
Di certo non fa lo stesso rumore che produce battendo sulle piastrelle di Grafton street, né può fare lo stesso effetto che dava riempiendo i vicoli di Temple Bar.<br />
E’ tardi e viene giù.<br />
E’ talmente tardi che sta diventando presto.<br />
La notte fa paura a volte.<br />
Giro in macchina, sempre le stesse canzoni, parole che perdono significato a ogni nuovo ascolto.<br />
Mi guardo intorno, qualcosa manca.<br />
Sentire che qualcosa manca dopo che hai avuto ciò che aspettavi da due anni.<br />
Non può essere un capriccio. Qualcosa manca davvero.<br />
Mi guardo intorno e piove.<br />
Non riesco a capire se quello che vedo è reale.<br />
E’ buio, poche luci illuminano la strada.<br />
Ora la pioggia cade gentile, non vuole affaticare i miei occhi rossi, non vuole disturbare le note di una canzone dei Coldplay.<br />
C’è gente che cammina per strada incurante dell’ora e del freddo.<br />
Forse di giorno sono persone vere.<br />
Ma dalle ombre irreali della notte mi ritorna la vita reale che conosco.<br />
Devo riprenderla da dove l&#8217;avevo lasciata, e in me si insinua il senso terribile di un&#8217;energia che deve continuare nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate; o magari il desiderio violento che una mattina i miei occhi possano aprirsi su un mondo che nell&#8217;oscurità è stato rimodellato per il mio piacere, in cui le cose si diano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza, o comunque sopravviva in forme ignare di obblighi o rimpianti, avendo il ricordo della gioia la sua amarezza, e quello del piacere la sua pena.<br />
A dirsi sembra facile. Ma il passato non mi lascia in pace.<br />
Sia esso il ricordo di un amore grande e forse ancora vivo, sia lo spettro di  qualcosa di brutto che è stato solo sfiorato.<br />
E l’idea del presente non mi salva: sono solo quando cercavo un’anima con cui condividere il rumore della pioggia.<br />
E come compagni ho trovato solo queste ombre che sfuggono tra le vie strette e umide di Brera.<br />
Ora la pioggia è nell’aria. Finissima. Voglio sentirla.<br />
Bevo la birra che avrei voluto condividere con qualcuno.<br />
Solo un sorso. Mi guardo ancora intorno e penso.<br />
Qualche lacrima di pioggia bagna la bottiglia. Ci appoggio le labbra e bevo ancora, ha un gusto diverso.<br />
Penso a tante persone diverse, a casa a dormire tranquille.<br />
O forse sveglie a soffrire.<br />
Chi soffre per me, chi soffre per una ferita che forse non è ancora chiusa, chi invece non soffre per nulla. Beati loro.<br />
Non mi va di finire la birra. La verso e vado verso casa. Purtroppo quel qualcosa continuerà a mancare.<br />
E’ un peccato che a Milano non ci sia il mare, né un fiume.<br />
Questa mattina che sta arrivando assumerebbe un fascino diverso.<br />
Anche se in realtà stanotte mi ha già dato tutto quello che potevo chiedere.<br />
A letto non dormo, sta per iniziare un’altra giornata.<br />
Un altro giorno in cui qualcosa mancherà.<br />
Un altro giorno che piove.<br />
Un altro giorno in cui la gente non è come sembra.<br />
Ma poi, puntuale, tornerà la notte.<br />
Un’altra notte fredda, buia, umida e triste.<br />
Un’altra notte che piange.<br />
Un’altra notte come me.</p>
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		<title>THE EVENT: a beautiful day&#8217;s chronicle</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 13:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[A voler essere precisi, la giornata di ieri è cominciata qualche mese fa. Per qualcuno con l’annuncio del tour, per qualcun altro con l’inizio di una storia d’amore. E come al cinema, storie diverse alla fine confluiscono in un unico evento. Un evento che può durare, appunto, una giornata. O anche meno. Ieri sera, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A voler essere precisi, la giornata di ieri è cominciata qualche mese fa.<br />
Per qualcuno con l’annuncio del tour, per qualcun altro con l’inizio di una storia d’amore.<br />
E come al cinema, storie diverse alla fine confluiscono in un unico evento.<br />
Un evento che può durare, appunto, una giornata. O anche meno.<br />
Ieri sera, le storie dei protagonisti si sono unite nello spazio di qualche canzone.</p>
<p>Va detto che i protagonisti veri della storia erano 3 e chiaramente non potevano mancare altrettante protagoniste femminili. Tre strafighe che condiscono una storia meravigliosa, con la partecipazione straordinaria degli U2 e del generale delle forze armate di via Forze Armate.<br />
Una cosa è certa: per i tre protagonisti e per le tre ragazze, la giornata di ieri resterà memorabile.</p>
<p>Il 7 luglio 2009, il punto di arrivo delle nostre storie, stava trascorrendo normale.<br />
Fino a mezzogiorno Simon dormiva come da consuetudine, Edo e Franz rubavano lo stipendio nelle aziende paterne e le tre bellissime ragazze facevano quello che le ragazze fanno di solito: si pettinavano, facevano a cuscinate con altre fighe, e altre cose simpatiche come queste.<br />
Per questi 6, però, il destino stava preparando strade diverse.<br />
Andiamo con ordine:</p>
<p><strong><em>Simon</em></strong>: sveglia a mezzogiorno, colazione dei campioni e preghiera davanti al poster degli U2 che ha in camera.</p>
<p><strong><em>Edo</em></strong>: ufficio, prova a contattare Obama per avere un posto sul prato.</p>
<p><strong><em>Franz</em></strong>: va tutto bene (per ora), uscirà dall’ufficio alle 18.30 per andare allo stadio, ha tanti amici che gli vogliono bene, una ex ragazza che ancora lo rispetta e ha la certezza di essersi scelto come soci lavorativi solo delle persone fidate.</p>
<p><strong><em>Ale</em></strong>: andrà dal dentista alle 18.30 e ha la pretesa di arrivare in tempo al concerto. Poi capisce, disdice il dentista ma lo dice in ufficio. Quindi non è cambiato un cazzo.</p>
<p><strong><em>Lorenza</em></strong>: riesce a pensare solamente “che palle, devo andare al concerto di un gruppo che non mi piace nemmeno&#8221;.</p>
<p><strong><em>Figlia di Bono</em></strong>: spera che il padre le faccia un bel regalo di compleanno.</p>
<p>Tutto tranquillo, insomma.<br />
Ma dopo il mezzodì, ecco che per uno dei 6, accade l’irreparabile: a Franz squilla il telefono e pochi istanti dopo, gli cade il mondo addosso.<br />
La ex- fidanzata che lo rispetta, ad un tratto non lo rispetta più così tanto; gli amici fidati si rivelano delle serpi e l’unica soluzione è uscire dall’ufficio e scappare da una realtà che purtroppo non sarà facile da ingoiare.<br />
Intanto Edo e Simon arrivano allo stadio alle 17.00 per vendere due biglietti pagati 460 euro l’uno.<br />
Tralasciando i particolari e le trattative con i bagarini napoletani, dico solo che alla fine si è riusciti a piazzarli a 40 euro l’uno. Un ottimo affare!<br />
Ore 18.00. arrivano la Lorenza e Franz. L’Ale è ancora in ufficio e la figlia di Bono ha appena speso 75mila euro da Armani, ma ancora spera in un bel regalo da parte del padre.<br />
Ore 18.30: arriva L’Ale. Si può entrare. Edo, da buono spaccone, chiama le sue conoscenze che gli hanno promesso di portarlo sul palco a cantare insieme a Bono.<br />
Non si entra prima delle 20.00.<br />
Intanto il buon Franz può raccontare le sue sventure, che non riportiamo per non violare il diritto ad essere considerati dei falliti solo da pochi intimi (diritto che, chi scrive, è riuscito a perdere un sacco di volte).<br />
Finalmente alle 20.00 entriamo e Franz e la Lorenza trovano da divertirsi stando in coda per le latrine.<br />
Purtroppo per la Lorenza non ci si poteva chiudere dentro e quindi il concerto andava visto…<br />
Purtroppo per Franz non erano abbastanza sporche e infette per morirci dentro e quindi la vita andava vissuta ancora…<br />
Intanto Edo e Simon avevano raggiunto, a mezz’ora dall’inizio del concerto, il livello di “liceale sedicenne premestruata alla viglilia del concerto di Justin Timberlake”. L’emozione saliva.<br />
L’Ale sfruttava questo momento di debolezza di Edo per provare a convincerlo a regalarle il biglietto.<br />
La figlia di Bono arrivava allo stadio in Limousine, ma ancora non era soddisfatta.<br />
Ed eccoci finalmente alle 21.00. O qualche manciata di minuti più in là.<br />
Il racconto passa al presente e descrive l’<em>escalation</em> che il destino ha riservato a Franz e al susseguirsi di emozioni che hanno accompagnato gli altri protagonisti della nostra storia (che intanto si sta trasformando in romanzo).<br />
Franz sta male. Cerca rifugio in Edo, che ormai però è in <em>trance</em>; allora prova con la Lorenza, che però ha la testa da un’altra parte; prova a guardare l’Ale, ma lei sta parlando al telefono con Nico e non ha testa che per lui; poi guarda Simon, ma Simon non può condividere i suoi problemi amorosi.<br />
Quindi si trova, come tutti gli altri, catapultato nei 78 decibel del concerto: THE EVENT è iniziato.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1790" title="dsc01318" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2009/07/dsc01318-300x225.jpg" alt="dsc01318" width="300" height="225" /></p>
<p> </p>
<p>Le prime 4 canzoni le conoscono solo Edo, Simon e l’Ale. Alla Lorenza e alla Figlia di Bono fanno schifo. Franz pensa che l’idea del concerto sia stata una cazzata.</p>
<p>Ma ecco che, dopo questo preludio, inizia il culmine di mesi di attesa e inconsapevole preparazione, tutto rinchiuso nello spazio di poche canzoni.<br />
<em>A beautiful day</em>, la canzone preferita dell’Ale fa capire a Franz, che comunque, nonostante tutto, Bono lo sta prendendo per il culo. E se non è Bono a farlo, allora è il destino.<br />
Edo intanto gira un video che testimonierà quanto appena scritto.</p>
<p><br />
A questo punto Franz si avvicina a Edo e gli dice: “Sicuramente tra queste 100mila persone ci sarà qualcuno che sta peggio di me!”.<br />
In quel momento Bono tira su dal palco la Figlia di Bono, per farle dedicare dalle 100mila persone <em>Happy birthday to you</em>.<br />
Poi le chiede di stare lì a cantare con lui <em>Party girl</em>, ma lei se ne va, visto che ancora è scontenta.<br />
Questo serve a far capire a Franz che di sicuro c’è chi sta meglio di lui. E anche di parecchio.<br />
Poco dopo si passa a <em>City of blinding lights</em>, canzone con la quale Franz decide di voltare pagina.<br />
La dedica a un’altra. Ormai ha chiuso. <em>Oh you look so beautiful tonight….<br />
</em>Poi arriva <em>Vertigo</em>. Franz salta come un matto. E’ felice.<br />
Edo e Simon saltano come dei disperati. L’Ale è in preda ad un orgasmo mistico e, udite udite, anche la Lorenza si fa coinvolgere!</p>
<p><br />
Poi arriva <em>Pride</em>, e Franz canta a gran voce il suo orgoglio. Ormai ne è uscito. Soprattutto grazie agli U2. E un po’ ripensa anche alle parole. Parole arrivate e parole che arriveranno. Roba del tipo: “Non è una roba da poco… qui si tratta di cotte, di amore…”.<br />
Sicchè si tradisce un amico per delle cotte? <em>What more in the name of love?</em><br />
Poi arriva <em>One</em>, con uno dei pezzi più belli della storia della musica:</p>
<p><em>Did I ask too much?<br />
More than a lot&#8230;<br />
You gave me nothing<br />
now it&#8217;s all I got<br />
We&#8217;re one<br />
But we&#8217;re not the same<br />
Well we<br />
hurt each other<br />
then we do it again<br />
You say:<br />
Love is a temple<br />
Love a higher law<br />
Love is a temple<br />
Love the higher law<br />
You ask me to enter<br />
but then you make me crawl<br />
and I can&#8217;t be holding on<br />
to what you got<br />
when all you got is hurt&#8230;<br />
One love… </em></p>
<p>E qui forse Franz non piange, ma lo faccio io per lui.<br />
E comunque qualcosa cambia ancora.<br />
Tanto che, poco dopo, con <em>With or without you</em>, i telefoni in mano di Franz sono due.<br />
Mentre l’Ale, Simon ed Edo cantano a squarciagola il coro.. <em>Ooohh ooohh oh-ooohhh, Ooohh ooohh oh-ooohhh…..<br />
</em></p>
<p><br />
Pelle d’oca.<br />
<em>Moment of surrender</em>, oltre che chiudere, rappresenta la resa finale di Franz e ci fa spellare le mani.<br />
THE EVENT è finito.<br />
Ce ne andiamo sulle note dell’<em>Ave</em> <em>Maria</em>, ognuno al suo destino.<br />
La Lorenza giura a se stessa che “Mai più!”, l’Ale si svacca in macchina e si addormenta nel traffico, sbavando come un riccio in letargo.<br />
La figlia di Bono spera di ottenere qualcosa di più al prossimo compleanno.<br />
Edo e Simon, mangiando un gelato, analizzano il concerto e lo paragonano a quello del 2005.<br />
E Franz va ad affrontare il Giuda che, a pensarci bene, non l’ha nemmeno sorpreso tanto.<br />
Perché gli amici veri si contano sulle dita di una mano. E se si fanno la tua ragazza, almeno non te lo dicono.</p>
<p>Concludo dicendo che la cura per gli scontenti può essere solo una: Fra, vieni a Dublino al concerto con me! Andiamo a conoscere la figlia di Bono e te la fai.<br />
Così siete contenti tutti e due.<br />
Che per la cronaca, Eve (così si chiama) è davvero carina!</p>
<p>A fine concerto, Bono &amp; co. Hanno detto: “<em>Thank you!</em>”.<br />
Lasciatemi rispondere, molto banalmente, “<em>Thank you too</em>!<em>&#8220;</em>…</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1788 alignleft" title="dsc01331" src="http://www.looked.it/wp-content/uploads/2009/07/dsc01331-300x225.jpg" alt="dsc01331" width="300" height="225" /></p>
<p>Godetevi la <a href="http://www.looked.it/video-gallery/u2-a-milano-_-the-event/" target="_blank">gallery</a> della serata. <br />
Noi ci vediamo tra due settimane a Dublino… a casa…</p>
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		<title>Michael Jackson non è morto</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 08:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera, appresa la notizia della morte del Re del pop, mi sono sentito un po&#8217; strano. Va detto che Michael Jackson non era propriamente il mio cantante preferito, però mi piaceva. Dire quanto o perché è inutile. I prossimi concerti annullati sono il problema minore. Nel mondo ci sono migliaia, milioni di fan sconvolti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera, appresa la notizia della morte del Re del pop, mi sono sentito un po&#8217; strano.<br />
Va detto che Michael Jackson non era propriamente il mio cantante preferito, però mi piaceva.<br />
Dire quanto o perché è inutile.<br />
I prossimi concerti annullati sono il problema minore. Nel mondo ci sono migliaia, milioni di fan sconvolti.<br />
La sua morte è paragonabile, per l&#8217;effetto sul pubblico, a quelle di Elvis, John Lennon, Jim Morrison o Freddie Mercury.<br />
Star inavvicinabili scomparse troppo presto.</p>
<p>Questo è cio che razionalmente, più o meno tutti, hanno pensato.</p>
<p>Guardando questo evento da un&#8217;altra angolazione, io dico questo: una morte improvvisa o prematura fa parte del percorso che porta una rockstar a diventare Leggenda.<br />
Vivi vite al limite, sempre al di sopra di tutto e tutti, senza regole. E poi, te ne vai facendo tanto scalpore quanto ne avresti fatto da vivo.<br />
Ma la realtà, o almeno quella in cui mi ritrovo meglio è un&#8217;altra: Michael Jackson non è morto.<br />
Pensateci: cosa se ne sarebbe fatto un personaggio come Michael Jackson di una vecchiaia scontata, fatta di scarabocchi su qualche foglietto o di foto con la faccia svogliata? Qualche comparsata in qualche talk show americano o qualche sfigato cantante crossover che gli paga i diritti per rifarne una canzone non lo avrebbe potuto soddisfare.<br />
No, io preferisco vedere la cosa da un punto di vista più romantico.<br />
E sicuramente, oltre al mio amico Walter che mi capirà molto bene, condividerà il mio punto di vista chiunque abbia vito <em>Velvet Goldmine</em>.<br />
La storia di Brian Slade: rockstar. Successo. Morte inscenata.<br />
E&#8217;  un&#8217;idea che mi affascina molto.<br />
Non posso e non voglio pensare che Michael Jackson sia morto per un arresto respiratorio in casa sua. Non fa parte del personaggio. Non può essere vero! <br />
E se ci fosse un&#8217;isola, da qualche parte in qualche oceano, sulla quale si siano tutti in qualche modo rifugiati a raccontarsi di quando facevano impazzire migliaia di persone in tutto il mondo (e di come, in realtà, ci riescano ancora dopo che se ne sono andati)? Sarebbe bello.<br />
Non è il paradiso sei cantanti. E&#8217; proprio un&#8217;isola.<br />
Insomma, riuscite a pensare che canzoni come <em>Jailhouse rock</em>, <em>Imagine</em>, <em>Light my fire</em> o <em>Bohemian Rhapsody</em> possano sparire così o essere solo riprodotte da un iPod?<br />
Ma va! Che non provino nemmeno a farcelo credere!<br />
In questo posto fantastico gli attori recitano e i cantanti fanno ancora performances incredibili.<br />
In quest&#8217;Isola meravigliosa ci sono proprio tutti: anche Frank Sinatra che fuma con Dean Martin e Sammy Davis Jr., o Marilyn Monroe che chiacchiera con James Dean, o Marlon Brando che beve scotch con Paul Newman e tutto ciò accade sotto lo sguardo attento di Fellini e di Kubrick, di De Sica e di Pollack.<br />
E lì, il grande Freddie li fa ancora impazzire tutti dal palco, lo so.<br />
E da oggi, i cartelloni pubblicitari annunciano il tour di Michael Jackson.<br />
Che purtroppo, da oggi, canterà solo su quell&#8217;Isola.</p>
<p>Ma un giorno, io la troverò.</p>
<p>Ciao Michael</p>
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