Dopo anni passati ad evitare gli horror (et similia) ieri sera ho deciso di riprovarci.
L’ultima esperienza fu con Two sisters, film giapponese che mi ha tolto il sonno per alcuni giorni…
Bisogna dire, a onor del vero, che io sono parecchio pauroso. Molto suggestionabile.
Per questo motivo ho scelto un film come 1408… non è uno splatter o un “The ring“. E’ un film con attori famosi che dovrebbe mettere ansia. E così è stato.Tratto da un racconto breve di Stephen King, diretto dallo svedese Mikael Hafstrom e ben interpretato da John Cusack e Samuel L. Jackson, 1408 parla di uno scrittore, Mike Enslin, che non è mai riuscito a superare il trauma della morte della figlioletta. Un tempo brillante autore, ora accumula la stesura di innumerevoli volumetti dove testimonia delle sue permanenze notturne in vari luoghi (cimiteri, camere d’albergo, case, castelli…) famosi per i fantasmi, poltergeist e fenomeni soprannaturali. La sua personale ricerca di un supposto aldilà gli ha riservato solo amarezze e delusioni.
Fino alla stanza 1408 dell’hotel Dolphin a New York. Stimolato dalla reticenza della direzione e reso ancora più testardo dai molteplici tentativi di dissuasione da parte del direttore, Mike insiste per pernottare nella famigerata stanza (più di 50 morti -naturali e non- sono avvenute fra quelle mura) e la sua ostinazione lo porterà dritto dritto nell’esperienza più terrificante della sua intera esistenza…Come si potrà facilmente intuire, uno che come me non è amante del genere horror, non è la persona più indicata per commentare un film del genere. Ma io non sono un critico, quindi posso esprimere liberamente le mie sensazioni. E devo dire che in alcune scene mi ha abbastanza intimorito. La storia è indubbiamente interessante, ben raccontata e molto ben interpretata dal protagonista Cusack.
Molto validi anche gli effetti specili e, soprattutto, quelli sonori.
Inquietanti sia la canzone che passa alla radio dell’hotel “We’ve only just begun” dei Carpenters e i molteplici riferimenti con il numero 13 (dalla somma delle cifre di 1408, al piano dell’hotel, dal numero di lettere che compongono il nome del protagonista, fino al messaggio finale del telefono “Siamo in 5, siamo in 8″). A parte questo, però, ho notato molta confusione, molto “casino” per poi arrivare ad una soluzione che si stacca in maniera abbastanza netta dal resto del film: tutto ciò che sembra frutto della pazzia è probabilmente accaduto davvero.
Uso l’avverbio probabilmente perchè comunque non è chiarissimo. E c’è chi parla di finale alternativo…
In sostanza posso dire di essere tornato a casa moderatamente soddisfatto e abbastanza spaventato. Quasi come se la frase che Enslin pronuncia varie volte nel film (“Stai spaventato”) avesse funzionato.
E di sicuro ho apito due cose: prima di tutto ora so che quando si parla di film che dovrebbero mettere paura, 100000 volte meglio questo o Shining o L’esorcista, piuttosto che le merdate come The ring o quegli splatter giapponesi per ragazzini. In secondo luogo, ho 25 anni e ho ancora paura di questi film.
Ho un problema.




