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feb 03
edoardo @ 15:54

1408_posterbigDopo anni passati ad evitare gli horror (et similia) ieri sera ho deciso di riprovarci.
L’ultima esperienza fu con Two sisters, film giapponese che mi ha tolto il sonno per alcuni giorni…
Bisogna dire, a onor del vero, che io sono parecchio pauroso. Molto suggestionabile.
Per questo motivo ho scelto un film come 1408… non è uno splatter o un “The ring“. E’ un film con attori famosi che dovrebbe mettere ansia. E così è stato.Tratto da un racconto breve di Stephen King, diretto dallo svedese Mikael Hafstrom e ben interpretato da John Cusack e Samuel L. Jackson, 1408 parla di uno scrittore, Mike Enslin, che non è mai riuscito a superare il trauma della morte della figlioletta. Un tempo brillante autore, ora accumula la stesura di innumerevoli volumetti dove testimonia delle sue permanenze notturne in vari luoghi (cimiteri, camere d’albergo, case, castelli…) famosi per i fantasmi, poltergeist e fenomeni soprannaturali. La sua personale ricerca di un supposto aldilà gli ha riservato solo amarezze e delusioni.
Fino alla stanza 1408 dell’hotel Dolphin a New York. Stimolato dalla reticenza della direzione e reso ancora più testardo dai molteplici tentativi di dissuasione da parte del direttore, Mike insiste per pernottare nella famigerata stanza (più di 50 morti -naturali e non- sono avvenute fra quelle mura) e la sua ostinazione lo porterà dritto dritto nell’esperienza più terrificante della sua intera esistenza…
Come si potrà facilmente intuire, uno che come me non è amante del genere horror, non è la persona più indicata per commentare un film del genere. Ma io non sono un critico, quindi posso esprimere liberamente le mie sensazioni. E devo dire che in alcune scene mi ha abbastanza intimorito. La storia è indubbiamente interessante, ben raccontata e molto ben interpretata dal protagonista Cusack.
Molto validi anche gli effetti specili e, soprattutto, quelli sonori.
Inquietanti sia la canzone che passa alla radio dell’hotel “We’ve only just begun” dei Carpenters e i molteplici riferimenti con il numero 13 (dalla somma delle cifre di 1408, al piano dell’hotel, dal numero di lettere che compongono il nome del protagonista, fino al messaggio finale del telefono “Siamo in 5, siamo in 8″). A parte questo, però, ho notato molta confusione, molto “casino” per poi arrivare ad una soluzione che si stacca in maniera abbastanza netta dal resto del film: tutto ciò che sembra frutto della pazzia è probabilmente accaduto davvero.
Uso l’avverbio probabilmente perchè comunque non è chiarissimo. E c’è chi parla di finale alternativo…

In sostanza posso dire di essere tornato a casa moderatamente soddisfatto e abbastanza spaventato. Quasi come se la frase che Enslin pronuncia varie volte nel film (“Stai spaventato”) avesse funzionato.
E di sicuro ho apito due cose: prima di tutto ora so che quando si parla di film che dovrebbero mettere paura, 100000 volte meglio questo o Shining o L’esorcista, piuttosto che le merdate come The ring o quegli splatter giapponesi per ragazzini. In  secondo luogo, ho 25 anni e ho ancora paura di questi film.
Ho un problema.

 

gen 23
edoardo @ 18:17

Lo so, sono parecchio in ritardo…
Ma la scrissi il giorno seguente l’uscita del film.
Mi sembra il minimo postarla qua…

simpsonfilm copia

“Chi pagherebbe dei soldi per vedere al cinema qualcosa che si può vedere gratis in tv?”
E’ con questa brillante provocazione che si apre il film evento di questa stagione cinematografica. La serie più famosa e di successo nella storia della televisione approda sul grande schermo dopo 20 anni passati a deliziare almeno due generazioni di telespettatori in tutto il mondo.
Sperare di ritrovare la lucentezza e la magnificenza smarrita dopo i primi anni di successi sarebbe stato utopistico. Ma la sceneggiatura (a cui hanno lavorato tutti gli storici sceneggiatori della serie, ben 11!), i ripensamenti che hanno caratterizzato anni di lavorazione (basti pensare che originariamente il soggetto su cui basare il film doveva essere quello dell’episodio del Campeggio Krusty), lo studio e gli sforzi fatti dal regista per sfruttare le migliori possibilità che il formato 2,35:1  aveva da offrire rispetto al canonico 4:3, hanno dato come risultato un film molto valido.
E sicuramente migliore, da ogni punto di vista, rispetto alle ultime stagioni. Un piacere anche per gli occhi, grazie all’uso del tridimensionale e della tecnica digitale, che hanno permesso di apprezzare al meglio, tra le altre, le scene di massa.
Il marchio di fabbrica dei Simpson è da sempre la capacità di ironizzare e sdrammatizzare sui problemi politici ed etico-morali della società americana (e non solo) e di rappresentare meglio di qualunque altra serie tv, pregi e difetti della tipica famiglia statunitense.
Un po’ a sorpresa, però, l’entourage di Matt Groening fa per il film una scelta ben precisa: non si dedica eccessivamente a riflessioni filosofiche, pur omaggiando la tradizione con una trama incentrata su un problema ecologico; ma onora la nomea di cartoon comico, catturando il pubblico in sala come meglio non avrebbe potuto fare: con l’intrattenimento e il divertimento. Incentrati su un fattore imprescindibile: tutto, o quasi, ruota intorno a Homer. È lui l’attrazione principale, il vero motore dell’azione, la fonte delle gag più divertenti. Homer è ancora più stupido e perciò più irresistibile del solito. Come cornice, troviamo la solita irruenza di Bart, la coscienza sociale di Lisa (che nell’occasione s’innamorerà di un ragazzino irlandese che però non è figlio di Bono Vox), la saggezza e l’amore per la famiglia di Marge e la capacità della piccola Maggie di risolvere al meglio le situazioni intricate. E, eccezionalmente, i cinque gialli godranno dell’aiuto di un personaggio speciale: un maialino che verrà amato da Homer come un figlio, e che si renderà protagonista di alcune scene destinate a diventare cult, a partire da quella di Spider Pork.
Insomma: i mitici Simpson ci fanno ridere per 90 minuti e ci riescono, come al solito, assimilando, rielaborando e parodiando tutto ciò che passa o è passato in tv e al cinema: basti pensare alle moltissime citazioni da pellicole hollywoodiane (Titanic, Balla coi lupi, Una scomoda verità, Spiderman ed il cameo di Tom Hanks) o alle prese in giro ad altri cartoni animati o film per ragazzi (Harry Potter, Bambi, Il re leone, Biancaneve e i 7 nani); inoltre sono evidenti i riferimenti a precedenti episodi della serie (il maiale non può non ricordare l’aragosta Pizzicottina, il risveglio spirituale di Homer rimanda alla sua avventura con i peperoncini piccanti e la corsa sulla moto è un richiamo alla monorotaia – con i due uomini della famiglia in prima linea per salvare la città – e, ovviamente, al salto della gola di Springfield che finalmente trova la fine della corsa dall’altra parte del burrone). Ma la capacità di rivisitare queste scene con spirito nuovo e auto ironia, rende la visione spassosa e trasforma le citazioni in piacevoli ricordi.
E, diciamolo: in mezzo a tutto questo ridere, non stonano affatto le note di “They long to be close to you” (la canzone di Marge e Homer) che accompagnano un momento romantico.
E nonostante ci sia la consueta sigla iniziale, che si apre con Bart  che scrive alla lavagna (geniale l’idea di “Non scaricherò illegalmente questo film”) e che prosegue, anche se dopo qualche minuto, con lo stesso Bart che si fa il solito giro di Springfield in skateboard (solo che stavolta è nudo e il suo pisellino resterà indelebile nella memoria degli spettatori), non siamo di fronte a tre episodi del normale show televisivo, semplicemente accostati l’uno all’altro: questo è un vero film, con un inizio, uno svolgimento e una fine, adatto sia ai fan della serie – che si troveranno in un vortice di ricordi e nuovi spunti comici – sia a chi dei Simpson ha solo sentito parlare.
I Simpson hanno ispirato decine di serie tv di grande successo in America; sono stati un mezzo di comunicazione importantissimo anche oltre i confini U.S.A.; ci hanno divertito, ci hanno commosso, ci hanno fatto riflettere; e a volte hanno anche dato fastidio a qualcuno.
Chi scrive ora è più di un semplice fan. E’ qualcuno che è cresciuto a Evergreen Terrace e che si è sempre sentito parte della famiglia Simpson. E’ qualcuno affezionato davvero, con il cuore, a quel fenomeno generazionale che sarebbe limitante vedere come un semplice cartone animato.
I Simpson mi hanno accompagnato, ininterrottamente, per 15 anni. E questo film è stato la giusta ciliegina su una torta che non mi stuferei mai di mangiare.
Anzi, la glassa rosa su una ciambella al cioccolato!
Non potrei mai esprimere con un numero il mio gradimento per questo, splendido, attesissimo film. Ma con una parola, sì: grazie!