Forse sono troppo di parte per descriverlo, ma proverò a trattenermi, nonostante tutto quello che mi venga in mente ora siano parole come “genio” o roba simile.
Tim Burton nasce nel 1958 a Burbank e si appassiona al cinema soprattutto grazie ai cartoni animati e ai vecchi film horror, interpretati soprattutto da Vincent Price (per gli appassionati, anche presente in una puntata dei Simpson, quando Lisa e Marge colorano le uova alle quali mancano i piedini, mentre Bart e Homer sono a vedere il Superbowl; quelle erano le uova di Vincent Price).
Questi due generi (l’animazione e l’horror) saranno fondamentali nella carriera di Burton. Infatti il suo primo impatto con il mondo dello spettacolo avviene nel 1980, anno in cui viene assunto come animatore dalla Disney e nel 1981 è il disegnatore del film Red e Toby – Nemiciamici.
Successivamente firma qualche piccola opera, sfiora la direzione de La mosca (all’ultimo rinuncia e il film viene affidato a David Cronenberg) nel 1986 e finalmente dirige, nel 1988, il primo film che lo lancia nella nicchia dei famosi: Beetlejuice – Spiritello porcello, soprattutto per il cast che si ritrova a dirigere: Michael Keaton (uno dei suoi attori feticcio), Alec baldwin, Geena Davis e Winona Ryder.
L’UOMO PIPISTRELLO
Passa un anno e arriva la grande conferma, con la trasposizione cinematografica della storia di Batman, con Michael Keaton, Jack Nicholson e Kim Basinger. Il film è un successo; campione d’incassi e la mano di Burton si vede: nei costumi, nelle scenografie e nella fotografia. In particolare, va ricordato com’era “disegnato” il personaggio del Joker (J. Nicholson). Ovviamente Burton viene confermato per il sequel Batman – Il ritorno (1992), in cui a fianco di Keaton troviamo Danny DeVito, Michelle Pfeiffer e Christopher Walken con sullo sfondo una Gotham City che sembra reale.
IL RAGAZZO OSTRICA
Nel 1990 inizia il sodalizio tra Burton e Johnny Depp (sicuramente il suo attore più amato), quando il regista porta sul grande schermo la trasposizione di un personaggio di un suo libro (che vi consiglio!) Morte malinconica del ragazzo ostrica: Edward mani di forbice. Un film bellissimo; commovente, fantasioso, ironico e romantico.

Particolarmente evidenziate sono la solitudine e la tristezza, sensazioni in cui tutti possiamo ritrovarci e che tutti abbiamo provato almeno una volta. Così come il senso di incompiutezza di Edward (Johhny Depp) che parlando con il suo “creatore” (quel Vincent Price che aveva così fortemente condizionato il giovane Burton), si lamenta con poche, semplici, tristi parole: “Non mi hai finito…”. Un film assolutamente da vedere. La protagonista femminile è Winona Ryder.
BURTON’S NIGHTMARE

Dopo tre successi, Burton decide di lavorare ad un documentario su Price, ma durante la realizzazione, l’attore muore. Il destino vuole che, come in Edward mani di forbice, in cui lo scienziato che crea il mostro, muore prima di aver portato a termine la sua opera, quello che probabilmente fu il fautore del successo e del genio (o più semplicemente della passione) di Burton, muoia prima che l’opera sia conclusa.
Avvolto da un alone di tristezza e solitudine, nel 1993, Burton si butta in un progetto che unisce fantasia e amore, romanticismo e idea di morte. Ne viene fuori un film a dir poco meraviglioso, realizzato con la vecchia tecnica della stop-motion aggiornata con quella moderna computerizzata, e paradossalmente il più autobiografico e personale dei suoi film: Tim Burton’s Nightmare before Christmas.
SUCCESSI MINORI
Il sodalizio con Johnny Depp prosegue nel 1994, anno di uscita di Ed Wood, omaggio a Edward D. Wood Jr., campione del cinema a budget zero, alcolizzato, eterosessuale che amava vestirsi da donna, anche pornografo, definito “il peggior regista del mondo”. Film discreto ma che ottenne uno scarso riscontro al botteghino.
Due anni dopo è la volta di un cast stellare capitanato da Jack Nicholson (Rod Steiger, Annette Bening, Glenn Close, Sarah Jessica Parker, Michael J. Fox, Pierce Brosnan, Danny DeVito, Tom Jones, Jack Black e Natalie Portman) in un film di fantascienza e dai toni volutamente e calcatamene grotteschi: Mars attacks!,giudicabile come Fantozzi giudicò l’ormai celeberrima Corazzata Potemkin…
Nel 2001, Burton decide di girare un remake de Il pianeta delle scimmie e ne esce Planet of the apes, che suscitò critiche avverse e basso rendimento al box-office.
OMAGGIO AL GENERE HORROR
In mezzo a quei tre insuccessi si piazza nel 1999 un omaggio ad alcuni registi del genere horror, come Mario Bava, Roger Corman e, ovviamente, Vincent Price, con una storia di streghe, il cui protagonista è il cavaliere senza testa (interpretato da Christopher Walken); il film, Il mistero di Sleepy Hollow, ha anche una piega ironica grazie all’interpretazione di Jhonny Depp, che dà al suo personaggio i connotati di “eterno distratto” che solo lui sa dare.
THE MASTERPIECE
Ma il vero capolavoro di Tim Burton arriva nel 2003 e incredibilmente senza il suo feticcio Depp, ma con uno splendido Ewan McGregor (Trainspotting, velvet goldmine e Guerre stellari), con Melena Bonham Carter (moglie di Burton e protagonista di Fight Club) e con Jessica Lange, Steve Buscemi e Danny DeVito.
Big Fish – Le storie di una vita incredibile è una carrellata di personaggi bizzarri.

Edward Bloom: un ormai vecchio commesso viaggiatore contaballe ottusamente radicato nei racconti fantastici con cui ha descritto la sua vita o un personaggio misterioso e mitologico o un avventuriero dalla vita straordinaria? Agli occhi del figlio Will la risposta è certa e inappellabile: Ed Bloom (interpretato rispettivamente da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney nella fase della vecchiaia, entrambi magnifici) altro non è che una figura lontana e patetica, incapace di affrontare la realtà e colpevole di averla sempre sfuggita attraverso il ricorso alle fiabe con cui l’ha rivestita. Giunto al capezzale del padre vecchio e malato dopo tre anni di distanza e di silenzio, a Will non resta che tentare di decifrarne la vita partendo proprio da quei racconti che Edward Bloom si ostina a ricordare: il suo incontro con una vecchia strega e con un gigante gentile, il suo strano soggiorno nello sperduto paesino di Spectre, la sua gavetta nel circo fra nani e uomini – lupo, la sua mirabolante impresa nella guerra di Corea, la romantica conquista della moglie (Jessica Lange) e infine quella continua ricerca del “Pesce Gigante”, simbolo di una tensione alla dimensione magica dell’esistenza mai spenta, mai sopita. E la vera scoperta sarà capire come nella vita realtà e magia siano perfettamente conciliabili, a patto che si sia in grado di accogliere la vita stessa con occhi nuovi e con una nuova capacità di ascoltare. Realizzato a seguito della morte del padre e mentre lo stesso regista stava preparandosi a diventarlo, Big Fish può essere considerato un punto di svolta nella carriera di Tim Burton, il suo “film della maturità”: non più mondi fantastici popolati da uomini – pipistrello, scheletri sognatori o Frankenstein ingenui con le lame al posto delle dita, ma luoghi dell’anima in cui realtà e immaginazione possono finalmente incontrarsi. E proprio il cuore ingenuo dell’America rurale, l’Alabama delle piccole cittadine senza tempo e dai mille corsi d’acqua, diventa lo scenario per questo toccante e visionario ritratto di padre. Un film bellissimo, commovente e inclassificabile.
Alla fine starete lì a sperare che le storie di Ed Bloom siano vere. E la lacrimuccia scenderà anche ai più duri di cuore!
RITORNO ALLE ORIGINI
Charlie e la fabbrica di cioccolato del 2005 (buon remake di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato) e La sposa cadavere (sempre nel 2005) rappresentano un ritorno alle origini: il primo perché è un desiderio che Burton realizza dopo tanti anni di attesa, il secondo perché è un film d’animazione girato con la stessa tecnica di Nightmare before Christmas. La sposa cadavere, in particolare, tratto da un’antica leggenda scandinava, sarà una delle perle più luminose della filmografia di Burton, sebbene inferiore al suo “predecessore”: la grazia, il malinconico amore, la voglia di amare che emergono da quel film traspaiono puri e immacolati, nonostante sia una storia che tratti il rapporto impossibile fra una morta e un vivente, tanto è vero che sarà nominato all’Oscar come miglior film animato dell’anno.
Insomma, per la maggior parte del pubblico Tim Burton è un visionario che fa cartoni animati. Sbagliato!
E’un regista capace di amalgamare, nei suoi film, aspetti della vita diversi e a volte contrastanti. Tim Burton è sofisticato e kitch, è triste e ironico, unisce la fantasia alla realtà, la tenerezza all’assurdità e in ogni sua opera ci sono velature sensibili e romantiche, sia che si stia assistendo ad un cartone horror, sia che si stia assistendo ad un film grottesco.
Saprà divertirvi e intimorirvi; farvi riflettere e commuovere.