U.S.A. 2008 Tweet
California & deserto.
L.A. e Death Valley
Las Vegas e Monument Valley.
San Diego e Hollywood.
San Francisco e Grand Canyon.
3 settimane, 5 amici, un giro della Madonna!

American Pie… le cazzate che non scorderemo mai!
Fare paragoni è più facile quando tutti li possono capire.
American Pie è un film che tutti hanno visto. Quindi tutti hanno in mente i 5 personaggi principali.
E quando in una notte di mezza estate, in un motel a due passi dalla Monument Valley, nel deserto dell’Arizona, facendo zapping siamo capitati proprio su quel film, non è stato per niente difficile renderci conto del fatto che i 5 protagonisti eravamo proprio noi, i 5 avventurieri alla scoperta dell’America.
C’era Franz, che come Stifler si distingue per la sua gran voglia di vivere e di divertirsi (=gran voglia di figa); c’ero io, che come Kevin ho la fidanzata che prima o poi mi lascerà per uno più bello; c’era Nico, che come Oz è sportivo, è aitante, ma ciula molto poco; c’era Walter, intellettualoide alla Finch e cagatore alla Pausamerda; e infine c’era Pinfi, che ricorda molto il protagonista Jim.
Nei 17 giorni di vacanza passati insieme ognuno ha scoperto qualcosa di nuovo sull’America, sugli altri, ma soprattutto su sé stesso.
Sì perché in questa vacanza un po’ spirituale c’è stato soprattutto spazio per conoscersi un po’.
Facciamo qualche esempio: Nico ha scoperto che volare è facile, che si può farlo anche una volta ogni due giorni e che le probabilità che l’aereo si schianti sono inferiori all’80% (cioè quello che lui credeva alla vigilia di questo viaggio), nonché alle possibilità che lui si ammali perché dorme con la finestra aperta. Walter, dal canto suo, si è reso conto che il sonnambulismo non gli è passato con la pubertà; e il tentativo di uccidermi nel sonno, fortunatamente finito male, ne è un chiaro segnale. Gli si consigliano svariate sedute dallo psicologo e, come soluzione ad un altro suo problema che per il rispetto della privacy preferiamo non citare, una massiccia dose di Imodium ogni volta che parte per le vacanze. A Fra questa vacanza è servita per innamorarsi delle Slot machines e della Juicy Couture, già mia marca preferita, ora anche sua. Sull’aereo tra New York e Milano, in merito alla vacanza, si è lasciato scappare questa dichiarazione: “Sì, è stata bella, ma mi sarei divertito molto di più a Riccione!”. Pinfi, detto anche Pinf my ride, ha scoperto che oltre alla pizza, alle patatine fritte, alla pastasciutta e alla cotoletta alla milanese, si può mangiare altro nella vita: l’hamburger. A patto che ad esso vengano tolti i cetrioli, il pomodoro, l’insalata, il formaggio, le salsine e la carne. A volte anche il pane gli dà fastidio e in quei casi, chiede di levare anche quello.
Per quanto riguarda me, che ho organizzato con fatica e dedizione questa vacanza, direi che la prima cosa da dire è che non sono tagliato per il gioco d’azzardo. Proprio no. Inoltre mi sono accorto che mi riesce particolarmente facile perdere qualcosa quando sono in vacanza: (un gilet appena comprato, il passaporto, due paia di occhiali da sole, e altra roba prima persa, poi recuperata in extremis).
Dalle FAQs di questa settimana abbiamo selezionato per voi la domanda di Danielita, da chinle, AZ: “Ma in questa vacanza, cosa avete fatto, dove siete stati, cosa avete visto?”
Risposta: “Cara Danielita, gurdati le foto sui profili Facebook di Francesco Bazzi, Nicola Castiglioni e Edoardo Gnoli e non rompere i coglioni con queste banalità!”.
Sì perché se fossimo dei normali ed insulsi turisti, serberemmo in core il ricordo del Golden Gate o del Grand Canyon o della Death Valley.
E invece no. Indimenticabili per noi resteranno eventi e situazioni che non hanno nulla a che vedere con i monumenti o le piazze famose: ad esempio il giro in limousine a San Francisco, scarrozzati da uno strano figuro così composto: 1/5 mafioso, 1/10 che gli piaceva il cazzo, 1/4 ubriaco, 1/10 becchino, 1/2 terrone; oppure il tour degli Universal Studios, guidati da una giapponese che parlava spagnolo e nel quale volevano farci credere che stessero girando dei film proprio mentre passavamo noi; la discoteca Area di Los Angeles, che ospitava una fantastica serata gay proprio la sera in cui ci siamo andati noi (ed in particolare Giovannino che ci provava con Fra); lo stesso Fra che rischiava di non salire su un aereo perché aveva perso il biglietto all’aeroporto (biglietto che poi era nello zaino); Pinf my ride che a San Diego si appropriava di un set di asciugamani, nascondendolo in valigia perché in camera ce n’erano 4 e noi eravamo in 5; l’imbarazzante livello culturale degli abitanti degli stati del sud, riscontrabile quando noleggiavamo una macchina o quando ordinavamo del pollo fritto; l’astronauta di cartone all’interno del cratere del meteorite.
Lo so, lo so: per chi legge è difficile capire di cosa stiamo parlando, ma sono proprio questi i momenti che ci hanno unito e saldato come gruppo (di disperati).
Messa giù più poeticamente, suonerebbe così: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: un hamburger che fa vomitare alle 4 di mattina, il parco divertimenti più grosso del mondo, 100 dollari persi di botto alla carta alta o alla roulette al Bellagio, un barbone sosia di Lucio Dalla (probabilmente Lucio Dalla in persona) che dorme in spiaggia con addosso un giubbotto da sci mentre ci sono 38 gradi, due Golf GT che ballano al ritmo della Gasolina, sigari che si sbriciolano in bocca, la scelta di In Italia di Fabri Fibra come colonna sonora di una vacanza negli U.S.A., i tuffi a bomba in una vasca idromassaggio, due temerari che vanno a Tijuana… e tutti questi momenti andranno persi nel tempo, come lacrime nella pioggia. Tempo di morire.”
Tempo di morire magari no, ma dalla mia postazione di lavoro, posso assicurare una cosa: si stava meglio in vacanza. Molto meglio.
Per cui voglio considerare questa vacanza in America come un assaggio (capita la citazione con American Pie?)… l’anno prossimo, il secondo capitolo: East Coast, pucciatina in Canada per le cascate, NBA store di New York e gran finale a Miami.
Chi viene?
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