
Voglio cominciare questa triste nota con una metafora che tutti, anche le donne e anche chi non ama il calcio, possano capire.
E’ come se quattro o cinque anni fa, la mia ragazza che amavo e che credevo fosse la migliore, mi avesse tradto e lasciato.
Mi dissi: “Basta!”. Non voglio più innamorarmi, non voglio più fidanzarmi.
Poi arriva una ragazza, che magari non consideravi nemmeno bella o simpatica, e pian piano ti invaghisci.
Ti rapisce, ti ammalia, ti fa perdere la testa.
Io, dopo aver creduto di non poter amare più, ho capito che sbagliavo.
Sono innamorato come non mai, ma anche questa ragazza ha deciso di lasciarmi.
Questo non è un tradimento, lei non mi ha mai preso in giro.
E comprendo anche le sue ragioni, ma mi sento impotente perché non c’è nulla che io possa fare per trattenerla.
Se ne sta andando.
E io non voglio che se ne vada.
Ecco, io mi sento più o meno così: dopo il 5 maggio io mi ero disinnamorato del calcio.
Poi è arrivato lui. Ero diffidente, non lo volevo…
Ma dopo un anno le cose sono cambiate.
Ibra mi ha fatto godere più di Ronaldo.
Se negli ultimi due anni siamo stati superiori a Milan e Juve è stato soprattutto grazie a lui.
Ibra non ci ha mai preso in giro come Ronaldo, appunto, o Kakà.
Non ha mai detto che sarebbe rimasto per sempre e noi non l’abbiamo mai pensato davvero.
Però non pensavo nemmeno che se ne sarebbe già andato.
Certo, economicamente è un’operazione che non si può non fare, anche perché quello che arriva al suo posto non è l’ultimo dei pirla.
E non è neanche giusto tenere uno controvoglia, non renderebbe come gli anni passati.
Ma qui è un discorso che va oltre i valori tecnici.
Qui è proprio un discorso di affetto.
Se ne va l’uomo che mi ha regalato le gioie calcistiche più belle (esclusa la nazionale).
Se ne va l’uomo che ha mollato la Juve che retrocedeva per venire da noi.
L’uomo che ci ha fatto vincere due derby. L’uomo che ci ha fatto vincere tre scudetti.
Un campione assoluto, uno stronzo, un presuntuoso, un Eroe.
E ora va nella squadra più forte che c’è.
E io non posso fare altro che augurargli (e, perché no?) sperare che la prossima Champions League e il prossimo Pallone d’Oro se li porti a casa lui, perché se lo merita (e tanto, diciamocelo chiaro: l’Inter non la vince sta cazzo di coppa).
Se mai lo dovessi affrontare in Champions, gli batterò le mani più forte che potrò. Magari sarò l’unico, ma lo farò.
Se non altro per quel pomeriggio di maggio dell’anno scorso.
Lo 0-0 col Parma che non si sbloccava e io che, dietro la panchina dell’Inter speravo, come tutti gli interisti, che Ibra entrasse e la risolvesse.
Detto fatto: dentro Ibra, doppietta, scudetto.
Questa è l’immagine che porterò per sempre dentro.
E stavolta non mi dico che non amerò più. Sarebbe inutile.
Farò di tutto per voler bene ad Eto’o e a chiunque altro.
Ma come Ibrahimovic non ci sarà più nessuno!
Adeu Ibra, cuidate mucho!
