Noi, fan degli Editors
Erano le 19.00 del 4 dicembre quando, sdraiato sul divano di casa mi rendevo conto che forse era troppo tardi per partire da Vittuone, correre in corso Genova a Milano a prendere l’Ale e volare al Palasharp (ex Palavobis, ex Mazda Palace, ex Palatrussardi) in tempo per vedere gli Editors.
Va detto che l’orario indicato sui biglietti era: 20.00.
Difficilmente ce l’avrei fatta.
Fortunatamente, Simon, fan degli Editors da anni (come me) aveva telefonato all’organizzazione dei concerti, al palazzetto, al servizio di sicurezza, all’assessore ai beni culturali, al manager e al bassista del gruppo inglese ed aveva avuto una risposta unanime: “Tranquillo, iniziano a cantare alle 20.30″.
Quindi, il mio arrivo nel parcheggio del Palasharp alle 20.12 non si è rivelato un grosso problema.
10 euro intascati dalla vendita del biglietto dell’Ale, troppo malata per farcela a venire e due rapidi calcoli: “vabè, faranno i fenomeni e si faranno attendere un po’; quindi un bel panino salamella-peperoni-ketchup ci sta come il proverbiale cacio sui maccheroni. Il sudore del venditore poi… era la morte sua.
Panino ingurgitato in 4 minuti, birra annacquata per rallentare ulteriormente la digestione e via verso un ennesimo concerto insieme a Simon. Ma non un concerto qualunque… perché gli Editors li abbiamo un po’ scoperti noi, quindi ci sentivamo un po’ critici, un po’ esperti rock, un po’ anni 60 nel Cavern di Liverpool.
Dopo aver appoggiato il culo in quello che era il posto migliore per apprezzare l’acustica (in fondo), cerchiamo di capire cosa borbotta il cantante del gruppo di spalla. Fortunatamente il compito ci impegna poco, visto che il bamboccio saluta, raccoglie gli strumenti e se ne va.
Arriva il momento del sound check, un piccolo allestimento del palco, e dopo un quarto d’ora di attesa (più che accettabile) arrivano loro: the Editors.
Noto subito qualcosa di strano: sono in cinque.
“Simon, ma non erano quattro?”
“No… a me sembra che fossero in cinque…”
Penso: vabè, io mica devo conoscere le facce dei cantanti, è la loro opera che conta!
Iniziano con una canzone che non conosciamo. Nonostante ciò il ritmo è coinvolgente.
Parte la seconda, anch’essa sconosciuta. Vedo Simon in difficoltà e corro in suo aiuto:
“Sicuramente sono del nuovo album…”. Simon annuisce. Ci sentiamo molto esperti di Editors.
La terza canzone ha sonorità che non ci giungono nuove, è familiare.
Troppo poco per poter risalire al titolo, ma abbastanza per un nuovo commento da esperti, stavolta tocca a Simon:
“Certo che hanno un bel sound, eh? “.
“Sì, sono tutte molto orecchiabili… bè, ma loro sono bravissimi”.
“Minchia poi il cantante è troppo bravo”.
Mentre noi ci atteggiamo ad esperti (anche) dell’acustica (“Pensa ad un concerto degli U2 qua dentro… si sentirebbe da Dio!”),
gli Editors fanno un po’ di dibattito col pubblico e io, da anglofono esperto quale sono, capisco: “You’re gonna have a great night!”
La ripeto a Simon con un po’ di orgoglio. Lui annuisce. Come ci piaccioni gli Editors!
Parte la quarta canzone, mentre noi ancora ci spelliamo le mani per la terza che, comunque, ci ricordiamo che forse l’avevamo già sentita prima. Niente. Però bella, la battezziamo come la più bella di tutte. Sarà anche questa dell’album nuovo, visto che degli altri due siamo abbastanza esperti.
“Chissà come si intitola? – chiedo – Aspetta… Simon, beccati sto colpo di genio!”
Tiro fuori l’iPhone, attivo Shazaam (grande invenzione) a mi preparo a leggere il titolo…
… attesa… Nessun risultato.
“Per forza! L’ho messa nel pezzo sbagliato”
“Prova durante il ritornello” suggerisce Simon.
Provo.
…attesa… Nessun risultato.
“Ah ma che pirla… è una canzone nuova… magari non c’è ancora su iTunes!”
“E poi magari qui non si sente bene…”
“Infatti!”.
Intanto il freddo inizia a prendere il sopravvento. Chiedo a Simon se vede qualche spiffero.
Lui giustamente mi fa notare che non siamo dentro ad un palazzo, bensì all’interno di una tensostruttura (si vede che è laureato). Dopo aver capito cosa sia una tensostruttura, mi metto il giubbotto e mi preparo a godere.
Perchè per statistica, la canzone che ci piace si sta avvicinando sempre di più.
Quinta. Zero su cinque.
“Certo che potrebbero iniziare a farne qualcuna vecchia eh!” .
“Oh però va come sono composti là davanti”
Effettivamente, gli esagitati ai piedi del palco non sono così esagitati… solo in pochi cantano e si sbracciano.
Strano? Non per uno che ha visto più di venti concerti…
“Vabè Simon, si vede che anche loro conoscono poco l’album nuovo…”
“Che fan di merda!”
Mica come noi…
Sesta. Ancora encefalogramma piatto. Ci vuole un commento da esperto.
“Certo che la voce del cantante è diversissima dal vivo!”
“Minchia -ribatte Simon- di brutto!”
“Cazzo che strano… non è che il cantante ha la raucedine e sta cantando un altro, tipo il chitarrista?”
“No dai… è diversa ma sembra lui”
“Sì, in effetti sembra lui”.
Settima canzone. Vuoto. Però bella.
“Oh Simon, è quasi un’ora che suonano e ancora non hanno fatto una canzone che conosciamo. Han praticamente cantato tutto il disco nuovo tranne papillon… Cazzo fanno???”
“Eh che ti devo dire? Certo che però ne ho sentiti pochi dal vivo suonare così bene!”
“Sì questo è vero! Oh, se fanno sette canzoni che non conosciamo e ci piacciono tutte, potenzialmente sono il nostro gruppo preferito!”.
A questo punto, arriva qualcosa che non ti aspetti. O meglio, te lo aspetti, ma dopo 2 ore di concerto: salutano.
“Goodnight!”
Restiamo di sasso.
“Goodnight?? Va bene che rientreranno tra poco per fare le ultime tre o quattro canzoni, ma han suonato troppo poco” dico io.
“Se se ne vanno adesso gli vola di tutto sul palco” dice Simon.
“E infatti mica hanno acceso le luci… adesso tornano… dai avremo capito male”.
Poi salgono sul palco dei tizi che si prendono gli strumenti.
Simon e io, siamo perplessi.
“Simon… non è che quelli erano il gruppo di spalla?”
“… ma non credo… son già le nove e mezza!”
“Però in effetti la voce era diversa eh…”
“E quelli là davanti si scatenavano troppo poco…”
“E poi non erano in quattro gli Editors?”
“Son quattro? Eh forse hai ragione…”
Un veloce sguardo d’intesa.
Un ancor più veloce sguardo intorno a noi per capire se qualcuno ci ha ascoltato dare giudizi positivi su un gruppo che credevamo fossero gli Editors e invece erano chissà-chi e in quattro e quattr’otto ci ricomponiamo. Incrociamo le braccia e attendiamo i veri Editors, che arriveranno poi alle 22.00.
Concerto discreto, niente di eccezionale.
Però il gruppo di spalla, che per la cronaca si chiama Maccabees, spacca davvero.
Non è difficile pensare che, presto o tardi, saremo grandi fan e grandi esperti della loro musica e del loro fantastico sound.




