Notte
E’ tardi e piove.
Piove come piove a Dublino.
Viene giù insistente, rumorosa, sono convinto che è anche tagliente, ma da qui dentro non posso esserne certo.
Con altri scenari, scenderei per sentire se ho ragione.
Di certo non fa lo stesso rumore che produce battendo sulle piastrelle di Grafton street, né può fare lo stesso effetto che dava riempiendo i vicoli di Temple Bar.
E’ tardi e viene giù.
E’ talmente tardi che sta diventando presto.
La notte fa paura a volte.
Giro in macchina, sempre le stesse canzoni, parole che perdono significato a ogni nuovo ascolto.
Mi guardo intorno, qualcosa manca.
Sentire che qualcosa manca dopo che hai avuto ciò che aspettavi da due anni.
Non può essere un capriccio. Qualcosa manca davvero.
Mi guardo intorno e piove.
Non riesco a capire se quello che vedo è reale.
E’ buio, poche luci illuminano la strada.
Ora la pioggia cade gentile, non vuole affaticare i miei occhi rossi, non vuole disturbare le note di una canzone dei Coldplay.
C’è gente che cammina per strada incurante dell’ora e del freddo.
Forse di giorno sono persone vere.
Ma dalle ombre irreali della notte mi ritorna la vita reale che conosco.
Devo riprenderla da dove l’avevo lasciata, e in me si insinua il senso terribile di un’energia che deve continuare nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate; o magari il desiderio violento che una mattina i miei occhi possano aprirsi su un mondo che nell’oscurità è stato rimodellato per il mio piacere, in cui le cose si diano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza, o comunque sopravviva in forme ignare di obblighi o rimpianti, avendo il ricordo della gioia la sua amarezza, e quello del piacere la sua pena.
A dirsi sembra facile. Ma il passato non mi lascia in pace.
Sia esso il ricordo di un amore grande e forse ancora vivo, sia lo spettro di qualcosa di brutto che è stato solo sfiorato.
E l’idea del presente non mi salva: sono solo quando cercavo un’anima con cui condividere il rumore della pioggia.
E come compagni ho trovato solo queste ombre che sfuggono tra le vie strette e umide di Brera.
Ora la pioggia è nell’aria. Finissima. Voglio sentirla.
Bevo la birra che avrei voluto condividere con qualcuno.
Solo un sorso. Mi guardo ancora intorno e penso.
Qualche lacrima di pioggia bagna la bottiglia. Ci appoggio le labbra e bevo ancora, ha un gusto diverso.
Penso a tante persone diverse, a casa a dormire tranquille.
O forse sveglie a soffrire.
Chi soffre per me, chi soffre per una ferita che forse non è ancora chiusa, chi invece non soffre per nulla. Beati loro.
Non mi va di finire la birra. La verso e vado verso casa. Purtroppo quel qualcosa continuerà a mancare.
E’ un peccato che a Milano non ci sia il mare, né un fiume.
Questa mattina che sta arrivando assumerebbe un fascino diverso.
Anche se in realtà stanotte mi ha già dato tutto quello che potevo chiedere.
A letto non dormo, sta per iniziare un’altra giornata.
Un altro giorno in cui qualcosa mancherà.
Un altro giorno che piove.
Un altro giorno in cui la gente non è come sembra.
Ma poi, puntuale, tornerà la notte.
Un’altra notte fredda, buia, umida e triste.
Un’altra notte che piange.
Un’altra notte come me.




