mag 20

L’eterna lotta tra il bene e il ragno

Categoria: Storie - edoardo @ 08:31

Cronaca di un atto eroico

Stamattina, prima di uscire di casa per andare al lavoro, stavo mettendo a posto in sala.
E fin qui tutto normale. Una giornata iniziata come tante altre, che non dovrebbe riservare grosse sorprese.
Ovviamente non sapevo che stavo per vivere un’avventura terrificante.

Molti di quelli che mi conoscono sanno che sono aracnofobico.
Non ho bisogno di una tarantola o di una migale per andare fuori di testa, mi bastano anche ragnetti più piccoli e modesti.
Oltretutto, chi ne sa un po’ sull’argomento, sa che le tarantole sono praticamente innocue (il loro veleno è simile -per pericolosità- a quello delle vespe) e che le migali sono raramente pericolose per l’uomo; molto più temibili sono quelli più piccoli: partendo dal ragno vagabondo e via via scendendo e passando per il ragno dei cunicoli (forse il più velenoso in assoluto), il ragno delle banane, la famigerata vedova nera, fino ad arrivare ai due più pericolosi ragni italiani, cioè la malmignatta e il ragno violino.
Ebbene sì: sono informato sull’argomento, perchè il nemico va conosciuto!
Non so da dove nasca questa paura, forse un trauma da piccolo… chissà?
Di certo mi impaurisce (e come tutte le cose che fanno paura, un pochino mi affascina) il modo di muoversi dei ragni.
Tutte quelle zampe che si muovono insieme, in quel modo simultaneo e quasi ipnotico. Una danza strana, per certi versi macabra e senza dubbio incantatrice.

Tornando a questa mattina, mentre riassettavo, con la coda dell’occhio ho notato una strana macchia nera sul muro.
“Quella stronza della donna delle pulizie avrà fatto qualche danno!” ho subito pensato.
Mi è poi bastato guardare con più attenzione per capire che non si trattava di una macchia.
Eccolo lì! Il mio nemico, il mio incubo, la mia sfida.
Era troppo presto per chiamare qualcuno che venisse ad ucciderlo per me e non potevo scappare e lasciarlo lì.
Chissà dove me lo sarei ritrovato stasera…
Tenete presente che io non ho MAI ucciso un ragno. Semplicemente perché non ci sono mai riuscito.
Il mio pensiero è sempre lo stesso: “E se si infila in qualche fessura della scarpa e poi mi risale sul braccio?”.
Stupido, lo so. Ma è più forte di me.
Allora, dopo circa quindici minuti di riflessione a quattro metri di distanza, in una condizione psichica che mi causava spasmi e palpitazioni ogni volta che uno spiffero d’aria mi sfiorava o che un granello di polvere si posava su di me, mi sono fatto coraggio e mi sono avvicinato.
Ho preso una borsa di carta (rigida e piatta) e tenendo i piedi ad almeno un metro dal muro ed avvicinando solo il braccio, gli ho dato un colpetto storditore, ho lasciato cadere la borsa di carta per terra e sono corso a nascondermi dietro il divano.
Ho rotto la finestra, ho preso un pezzo di vetro, mi sono strappato la t-shirt nera e li ho fissati insieme; quindi ho preso una biro che fortunatamente era lì vicino e con la cicca che stavo masticando ho costruito un rudimentale specchietto.
Senza alzarmi ho controllato, dallo specchio appunto, che la situazione fosse tranquilla, che il campo fosse libero.
Degno del miglior McGiver insomma, se non fosse che la missione era fallita: il mostro era ancora là.
A guardarmi con aria di sfida o, più probabilmente, a dormire ignaro di ciò che io stavo passando per colpa sua.
Ho provato a quel punto un po’ di rispetto per il mio avversario e mi sono detto: devo finirlo in maniera degna.
Mi sono alzato, ho aggirato il divano-trincea e sono andato a raccogliere la borsa di carta.
Senza pensarci troppo gli ho dato un altro colpo, stavolta più deciso.
E lui è caduto a terra. Ho provato terrore nel vederlo cadere: non sapevo se una volta toccato il suolo, sarebbe corso via. E invece se ne è rimasto lì, stordito e innocuo. Ad aspettare il colpo di grazia.
Colpo di grazia che, per non sbagliare, gli ho inferto con un volume dell’enciclopedia Treccani.
Per concludere l’opera, con due rotoli di carta igienica ho raccolto i resti diel mio nemico appena perito e li ho buttati nel gabinetto.
Mi sono sentito ridondante di soddisfazione, ma subito dopo il vuoto ha preso spazio in me: perché so che ho vinto una battaglia, ma la mia guerra, l’eterna lotta tra il bene e il ragno, non finirà mai.
Almeno ho fatto un passo verso la virilità, anche se sinceramente non sarei pronto a rifarlo.
Per chi se lo stesse chiedendo, il mostro in questione era il pericolosissimo Pholcus Phalangioides.
Guardate su Google se volete capire di cosa si tratta.

Ti ho vinto, o mostro dal nome latino.
Ora riposi accanto a Plutone nell’Ade e forse impaurirai i più grandi guerrieri della mitologia.
Porta loro il messaggio che qui, sulla terra, un eroe di nome Edoardo ti ha sconfitto con onore.

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