apr 06

La teoria della relatività applicata ai primati

Categoria: fcm-2008-articoli - edoardo @ 08:43

Quarti di finale
FCM – Very Strong 2-6

 

Ho pensato che è giusto mantenere un filo logico con l’anno scorso, per descrivere l’uscita di scena dal torneo.

Un anno fa, le citazioni erano con i miti greci. E se qualcuno aveva trovato noioso l’articolo, quest’anno si butterà giù dalla finestra, perché stavolta lo spunto viene dalla teoria sulla relatività e dal film più incompreso e (per noi bestie) più noioso della storia del cinema: 2001: Odissea nello spazio.

Va detto che io con la fisica non c’azzecco molto, mentre Kubrick è uno dei miei registi preferiti.

Quindi non sono troppo sicuro che si arriverà ad una conclusione.

Ma ci provo.

Relatività, 2001… temi difficili da capire.

Come difficile da capire è il motivo per cui ce ne andiamo sempre a casa.

Sarebbe facile dire: “Siamo scarsi!”… No. Cioè: lo siamo, ok. Ma non è solo quello il motivo.

Vero che siamo la squadra che più ha sfigurato nei quarti, ma i motivi vanno ricercati altrove.

Secondo la teoria di Einstein, tutto è relativo.

Spiegazione paradigmatica per gente come Nico che sicuramente non capirà: se vediamo che siamo usciti ai quarti, potremmo essere soddisfatti. Se vediamo che abbiamo perso sempre nel ritorno e siamo andati a casa dopo un pesante 2-6, dobbiamo farci delle domande.

Insomma, chiunque può essere soddisfatto o meno per il risultato raggiunto. Ma dobbiamo renderci conto che si può e si deve migliorare.

Difficile da capire eh?

Me ne rendo conto.

Prendiamo il film di Kubrick. Dovessi commentarlo al bar tra amici direi: “Che palle”. Però, anche qui il discorso è relativo.

I critici lo considerano il miglior film di sempre. Ed effettivamente quando guardo la scena iniziale mi viene la pelle d’oca.

 


 

 

 

Una scena prolungata in cui non servono parole. Bastano le immagini e la musica per sconvolgere gli spettatori.
Anche il resto del film è così (però è difficile da reggere per intero). Un filone comune dei film di Kubrick è iniziare alla grande per poi spegnersi un po’, ma qui si dovrebbe iniziare una discussione cinematografica su un regista che ho seguito e studiato tramite libri e corsi, e sinceramente non ho voglia di dare perle ai porci.

Concentriamoci sull’inizio, benché sia difficile da capire: la situazione di normalità, in un ambiente per forza di cose primitivo, è stravolto dall’arrivo di Dio (o della rappresentazione di esso). Se vogliamo, il monolite, rappresenta anche la conoscenza.

La conoscenza porta a voglia di primeggiare. E ciò provoca la violenza, il degrado e il declino.

Inutile sbuffare: è il significato del film.

E allora, entrando in quello spogliatoio, l’altra sera, l’apparsa del monolite nero forse ci ha fatto lo stesso effetto che ha fatto ai primati nel film.

Perché, diciamocelo chiaro: a giocare a calcio sembriamo delle scimmie!

Forse ci ha dato la consapevolezza di esserlo e quindi la sconfitta è stata causata proprio dal monolite (che guarda caso ci aveva accompagnato nella nostra più brutta performance un annetto fa…).

Chi può dirlo? Difficile da capire…

Di certo c’è che, dalla comparsa di quel pezzo di materia nero nello spogliatoio, ognuno è regresso alle proprie debolezze. Pensateci: Nico è arrivato con 85 minuti di ritardo; Luca (che si preparava ad una partita del genere come un atleta si prepara per 4 anni all’Olimpiade) ha giocato 6 (sei!!!) secondi; Oscar, nel bel mezzo del discorso di preparazione del mister, mi si è avvicinato e con aria fiera mi ha fatto notare che sotto la maglietta avrebbe indossato una t-shirt Emporio Armani; successivamente si è messo (in campo) a gridare come un pazzo contro il mister (“Dai vaffanculo, proprio in ’sta partita dovevi farti male?!”).

Preoccupante.

Ma ancora più preoccupante, e chi ha visto il film lo sa, è che questa situazione di distruzione si presenta ciclicamente. Dalla preistoria, fino al futuro (che nel film è l’anno 2001), chi si trova davanti al monolite, alla conoscenza, ne subisce gli effetti.

Ora mi e vi pongo una domanda: conviene non entrare più nello spogliatoio dove c’è il monolite o forse, ma è solo un’ipotesi, conviene trovarsi ad avere la consapevolezza di essere forti ed attrezzati per fare bene?

Anche qui, ognuno darà la risposta che ritiene più opportuna.

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