feb 03

Ratatouille

Categoria: Cinema - edoardo @ 16:00

ratatouille2 Sono parecchio in ritardo, lo so.
Ma questa “recensione” non sapevo se pubblicarla o meno, in quanto è… personalizzata.
Mi spiego: vedere questo film, mi ha fatto pensare molto alla mia, indimenticata, ex.
ovviamente chi legge queste righe non la conosce e probabilmente faticherà a capire.
Ma sapete? meglio così!

Passiamo al film.
Bellissimo. E con un finale meraviglioso!

“Sorprendimi”! E Remy che fa quel segno con la zampina…
Il miglior film Disney ever!
Sia per l’aspetto tecnico-visivo, sia per i messaggi.
Quando dicevo che Ratatouille mi ricorda molto Alessandra, non mi limitavo a guardare Parigi, città in cui è ambientato il film e in cui lei stava trascorrendo il periodo d’Erasmus.
Pensavo al tema di fondo: è la ricerca della propria via contrariamente alle aspettative altrui.
E ciò, è evidenziato in un aspetto di remy che spesso ho visto in lei: il coraggio di scegliere la propria strada anche se questo significa andare contro tutto e tutti (bellissima, a tal proposito, la scena in cui si Remy “perde” nelle fogne dopo la riflessione nella casa della vecchietta e, di fronte al bivio, si chiede “Quale strada?”).
Tutti gli ultimi film disney/pixar sono delle critiche alla società o al modo di vivere.
Ratatouille, invece, è un film di critica… alla critica (che prende spunto da uno degli ambienti in cui questa sembra esprimersi meglio: la critica gastronomica).
E la genialità, tutt’altro che scontata, è proprio questa: il film rinuncia totalmente alla critica! Non solo: il discorso esplicativo di tutto questo viene affidato proprio al critico di turno, il quale ci apre gli occhi, dopo averli aperti lui, sulla bellezza di ciò che sorprende e stupisce, e che come tale non può essere incasellato in un criterio oggettivo di cui gli stessi critici si vantano, boriosi, di possedere le chiavi di lettura.
Molto coraggiosa è anche la scelta di usare come protagonista un topo. Ma attenzione: non pensate a Mickey Mouse, sempre su due zampe, con pantaloni e bretelle e che guida una macchina. No; Remy è un ratto. Un bel rischio mettere in discussione tutto ciò che la Disney ha sempre propagandato. Eppure è stata una scelta azzeccata. Perchè alla fine sarà impossibile non amare il piccolo Remy. Un richiamo al primo cartone Disney che rappresenta anche un ritorno alle origini della tradizione dello spirito fanciullesco e, per certi versi, ingenuo che accompagnava i primi cartoni animati di Walt Disney, privi di messaggi subliminali o strizzate d’occhio alla critica (per l’appunto!). Quelli che nascevano per essere film per bambini. Ora non è più così, ma il fatto che sia stato realizzato un film che piace ai bimbi e che fa sentire piccoli anche i più grandi è una cosa fantastica e al contempo difficilissima da ottenere.
Insomma, i signori Pixar, dopo aver “abbandonato” per qualche anno la strada disneyana (per concentrarsi più sull’aspetto tecnico, nel quale – nel caso occorresse sottolinearlo – sono impareggiabili), non hanno potuto fare altro che tornare a quelle atmosfere di tanti anni fa, e usarle proprio per ribadire come la critica, quando fine a se stessa ed autocompiaciuta, porti solo a gonfiare l’ego (guarda caso, il nome del critico nel film), e arrivi a costuituirsi essa stessa “arte”, sostituendosi a quella vera, gastronomica o cinematografica o musicale che sia.
Pensiamoci: l’arte vera è fatta di creatività, genuinità e coraggio; e il fatto che l’artista arrivi a creare in base a cosa si aspetti il critico, è tarparle le ali!
Nel film è emblematica quindi la scelta di presentare, con creatività, genuinità e coraggio, ad Ego un piatto povero, un piatto che va contro tutte le aspettative, contro tutte le “leggi del fare bella figura con un critico”.
E questo non mi ricorda lei solo perchè l’arte la studia e la giudica, ma perchè in lei c’è sempre stato qualcosa di artistico ed anticonformista! Qualcosa che la faceva apparire diversa e che la “elevava”. Quelle scelte, a volte strambe, a volte coraggiose (foulard, campanellini alle scarpe…) che rappresentano la critica alla critica di cui parlavo prima. E che mi avevano colpito.
E il finale è per lei! Sì perchè quel meraviglioso happy-ending non è fatto per compiacere i critici! E’ dedicato a coloro che rompono lo schema critico, e si lasciano andare al coraggio, alla creatività, a quello stupore che come tale non può sottostare a regole, ma che ogni volta lo fa sembrare come la prima volta (i piatti della mamma). E poi il finale le appartiene perchè quel “sorprendimi” è ciò che lei ha sempre saputo fare con me…

La ciliegina sulla torta, secondo me, è rappresentata dal fatto che gli americani (critici e boriosi per eccellenza), prima ci dicono che la cucina migliore del mondo è a parigi (nel prologo), poi affidano a Gusteau il commento sulla città di Parigi (“la più bella che ci sia”), ma alla fine riescono ad inserire l’unica vera critica diretta di tutto il film, quasi a non poterne fare simpaticamente a meno: quella in cui, durante l’intervista, dovendo scappare via, Colette dice: “scusate la crudezza, ma siamo francesi… ed è ora di cena”, salvata in corner poi da Linguini che, cambiando la punteggiatura, aggiusta la frase in un più diplomatico “Lei voleva dire: scusate la crudezza… ma siamo francesi ed è ora di cena”.
E quest’unica critica in un film che volutamente la elimina, non è un’ulteriore uscire dagli schemi?

Mi soffermo solo un secondo sugli effetti visivi: la Pixar si è superata. E’ straordinario quanto il pelo dei topi sembri vero. In particolare, all’inizio del film, il fratello di Remy sta mangiando della torta. Ebbene, quella torta sembra davvero sui suoi baffi. Eccezionale.
Particolarmente azzeccata anche la colonna sonora con le canzoni di Camille., nella quale spicca la splendida “Le festin”

In sostanza un capolavoro nel suo genere, adatto a tutti e che -mi sbilancio- vincerà a mani basse l’oscar per il miglio film d’animazione.

Et voilà: la mia prima recensione personalizzata!
Ma non chiamarla critica, eh! Perchè io odio i critici…
Io sono genio e sregolatezza!

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