feb 03

Il ratto di Elena

Categoria: Storie - edoardo @ 19:37

ratto elena

E molte vite sono morte per me sullo Scamandro,
e io, che pure tanto ho sofferto, sono maledetta,
ritenuta da tutti traditrice di mio marito
e rea d’aver acceso una guerra tremenda per la Grecia.”

Elena, Euripide. 412 a. C. circa

Da quando esiste il mondo, gli uomini si fanno la guerra.
I motivi per cui i popoli si distruggono a vicenda sono svariati: economici, politici, razziali, religiosi…
Ma la guerra più sanguinosa e tragica di tutti i tempi, che risale a migliaia di anni fa venne scatenata da un motivo che non ha nulla a che vedere con quelli sopra citati: una donna.
Nel 1250 a.C. il re troiano Paride rapì la moglie del re greco Menelao.
Ne venne fuori la guerra di Troia.
La donna era la figlia di Zeus. Era la donna più bella del mondo, contesa da re, ammirata dagli dei, amata dai popoli.
Era mezza umana e mezza divina.
Era Elena.
A causa del ratto di Elena, molti uomini perirono, ingenti eserciti si scontrarono, popolazioni intere si annientarono.

A più di 3000 anni di distanza i 3 protagonisti di questa splendida rubrica (MA, Eddie e il nister Luca Salvalaggio), vestono i panni dei più grandi eroi achei per vincere la guerra e riprendersi la ragazza, che per affinità storiche ed epiche, chiameremo “Elena”.

Dimenticatevi i locali più “in” di Fashion City, dimenticatevi il Giannizzero.
La serata da eroi si è svolta in trasferta, a Lentate sul Seveso.
C’è da dire che, inizialmente, uno dei tre eroi, appresa la destinazione si era fatto un programma veramente astuto (e infatti l’eroe in questione è paragonabile per ingegno, scaltrezza e tatuaggio ad Ulisse):

ore 17.30: toaletta + colluttorio
ore 18.30: ingerire nr. 1 compressa di cialis. Meglio 2
ore 19.00: indossare goldone e tenerlo su che non si sa mai
ore 19.30: gel per capelli
ore 20.00: libero sfogo alle fantasie (il goldone potrebbe risultare scomodo; in tal caso, sostituirlo)
ore 20.30: passare a prendere Luca Salvalaggio
ore 22.00: far ingerire con l’inganno a MA nr. 4 compresse di “Caval Domato” (sonnifero per cavalli)
ore 23.30: 52×5= 260 euro con Elena. Chiedere arrotondamento a 250

Come si può facilmente evincere, il piano sulla carta era infallibile. E voi direte: bell’amico.. menomale che c’è Luca Salvalaggio a stare vicino a MA.
E infatti il buon mister proponeva di portare con noi delle armi che, a dir suo, avrebbero aiutato MA a non soffrire.
In realtà, così come il sottoscritto, voleva inibirlo. Come? Con proiettili d’argento, un crocefisso benedetto e, se l’avessimo trovato entro sera, il Sacro Graal. Non avendolo trovato (secondo qualche mito e leggenda, infatti, sarebbe contenuto proprio nel ventre di Elena), abbiamo ripiegato sul classico paletto di frassino da infilzare nel cuore.

Ma andiamo con ordine. Il giovine Eddie, ossia io, arriva puntuale come un orologio svizzero sotto casa di MA. Gli altri due compari avevano il cellulare spento, probabilmente per non farsi trovare e lasciarmi a casa. Ma io, che non mi do mai per vinto, ma soprattutto non mi sarei fatto scappare una serata del genere per nulla al mondo, suono tutti i citofoni di via Stillicidio, svegliando anziani signori, destando coppiette innamorate ed innervosendo ogni cane del circondario.
Finalmente, trovo il campanello giusto e la serata può partire.
Va detto che, nel progettare la serata, il mister (che poi è anche il fashion-stylist del gruppo) aveva detto: “Ma sì, andiamo in un posto da muratori… vestiamoci da barboni.
Io, che barbone non sono, trovo il compromesso di jeans, camicia e cardigan. Il tutto impacchettato in un bellissimo Moncler azzurro che a Lentate sul Seveso è un must! Subito MA, che ricordiamolo, è il re di Fashion City e quindi è solito auto elevarsi ad arbiter elegantiae del gruppo, mi fa notare che non sono alla sua altezza e che sono vestito giusto per andare a sciare o, alla meglio, per interpretare il Grande Puffo nella recita di Natale. Io sorrido, lo assecondo e intanto con le dita accarezzo il barattolo di narcotizzanti per cavalli che ho nella tasca del Moncler, pensando a quando gliene farò ingerire nr. 4 compresse.
Il mister si presenta in abito di Tom Ford (così, un nome a caso… mica l’abbiamo visto per davvero).
In più, a completare il gruppo, un amico di MA, più piccolo di me, ma vestito meglio: Andreotti.
Andreotti ufficialmente viene per fare da supporto a MA. Ufficiosamente metterà in cantiere almeno 6 mesi di seghe.
In macchina, nei due sedili davanti ci sono un ragazzo distrutto e quello che non ne può più di consolarlo, mentre dietro il mister e il suo pupillo si divertono a fare i viados…

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La serietà sulle nostre facce, è indice della preoccupazione per il nostro amico MA

La strada per Lentate è lunga e tortuosa. Chissà quando arriveremo…
Tempo di formulare questo pensiero ed è già ora di scendere. Lo space shuttle su cui ci siamo mossi ha rispettato la fama di cui gode.
Il commento che tutti ci aspettiamo da MA è: “Fashion City – Lentate in 7 minuti netti. Alboreto is nothing!”.

Invece niente.

Al momento di entrare, MA non è nervoso. È in canottiera ma non sente il freddo, fuma due sigarette contemporaneamente e racconta le vicende che hanno portato a questa serata.
La storia d’amore che tutti sognano, quella che fa male allo stomaco (vabè, al mister se fa male lo stomaco è per uno stronzo gigante, ma fatemi tornare poetico), quella che non ti fa dormire, quella che dopo un anno, tante liti, tanti problemi, ti tiene ancora lì a pensare a lei. E tiene lei a pensare a te.
E in fondo sei ancora innamorato. E saresti disposto a fare una guerra.
Il maschio italiano è unico al mondo…

 All’ingresso MA si commuove davanti ad un poster, di fianco al quale ce n’è un altro con scritto (a caratteri cubitali) “venerdì 9 e sabato 10 gennaio, Lei è qui per voi”.
Entriamo, io cerco di nascondere il Moncler azzurro per non far fare brutte figure a MA, il mister in frac si muove verso il bancone con l’incedere tipico di uno che va a ritirare il premio Nobel, Andreotti sparisce misteriosamente.
Poco dopo Andreotti riappare magicamente dal bagno, il mister torna con 4 cocktail e MA chiede: “Ma ci sarà stasera? Non è che viene solo domani?”.
E sì che eravamo dall’altra parte del locale, ma il poster si leggeva benissimo…
Ma forse era solo un po’ nervoso.
Assaggiamo i cocktail. Si erano dimenticati la parte a gradazione alcolica. Vado al bancone a chiedere un allungo, assaggio e capisco che gli alcolici sono annacquati. Solo un pirla avrebbe potuto pagarne degli altri. Noi abbiamo preso una ventina di cocktails in quattro.
Inanto MA si interroga e si dà risposte da solo: il tema principe è la reazione che lei potrà avere alla sua vista.
Secondo lui, ci sono due possibilità: 1- lei gli darà uno schiaffo. 2- lei sarà contenta di vederlo, forse lo abbraccerà, ma niente di più.
Questo nefasto pensiero lo manda in depressione, ma per fortuna c’è la spalla di Andreotti su cui piangere. Intanto il mister è stato attratto dalla visione della dea verde, una tedesca di 198 cm con la faccia della ragazza della porta accanto, ma con due fette di roast beef in mezzo alle gambe. Si dice che al mister piaccia molto il roast beef.
E finalmente arriva Elena. La donna per cui MA sarebbe disposto a scatenare una guerra.
MA ha esaurito tutta la sua adrenalina. Ormai è tranquillo. Cambia il piano per abbordarla ogni 4,3 secondi. Alla fine manda il mister, la cui fama di seduttore è arrivata fino a Lentate, ad acchiapparla per lui.
E finalmente, il momento della verità…
Come reagirà Elena alla vista di MA? Lo schiaffeggerà? Lo abbraccerà e se ne andrà? Sarà felice di vederlo?

Siccome non si può paragonare una dolce fanciulla ad uno sporco formichiere, userò una metafora più aggraziata: immaginatevi una farfalla che tira fuori mezzo metro di spirotromba per succhiare tutto quello che può da un fiore.
Ecco, Elena si è fiondata su MA, baciandolo ed accarezzandolo dappertutto, proprio come una farfalla. Una farfalla molto eccitata.
E guardandoli in quel quadretto che è un mix di romanticismo ed erotismo, commossi come davanti al finale di Via col vento, capiamo che si è raggiunto l’happy ending che tutti ci aspettavamo.
Possiamo tornare a casa contenti, con la vittoria della guerra in tasca. Il ratto di Elena è stato vendicato.

No cari lettori, purtroppo non è finita così!

E poi non potrei mai lasciarvi senza i contorni che hanno contribuito a rendere la serata indimenticabile, senza il finale vero, senza il rientro a casa…
Dovete sapere infatti, o affezionatissimi, che il vostro mister nel locale sembra una trottola che rimbalza tra tre punti: la versione in carne e ossa della Valentina di Crepax, la sua dea verde e uno strano tizio bergamasco che, toccandosi gli occhialini sul naso e, di tanto in tanto, facendo la classica conchiglietta con lamano per sentirsi l’alito dice di essere innamorato di Elena.
Trattasi, ovviamente, di un nostro avversario… un troiano. E di troiani, lì dentro, ce ne sono tanti.
Come lo sfigatissimo rasta che si avvicina a MA e inscena con lui questo fantastico dialogo:
Sfigato Rasta: “Scusa, ma tu sei il tipo di Elenagrimaldi?” (Notare: il ragazzo in questione ha un accento bergamasco molto marcato, indossa all’interno del locale  un giubbotto da neve chiuso sino al collo e pronuncia il nome Elenagrimaldi senza pause né soste, ma con una scintilla di brillore negli occhi).

MA: “No.”

SR: “Ah perché se eri il tipo di Elenagrimaldi ti davo la mano…”

MA: “Eh no…”

SR: “Ah no eh… perché ho visto che vi baciavate… quindi non sei il tipo di Elenagrimaldi?”

MA: “Eh lo so, ma non sono io…”

SR: “Ah, va bè, la mano te la do lo stesso!”

E il grande e magnanimo MA, re di Fashion City, stilista che farà le scarpe a Tom Ford, si abbassò a dare la mano a quello lì che probabilmente, due minuti prima si era passato la mano tra i rasta.
Un altro troiano da menzionare assolutamente è l’uomo che ha ispirato la canzone “Baffo Natale” di Elio e le storie tese.
E’ l’esatta copia di Sandy Marton con i baffi. Solo un po’ invecchiato e un po’ più terrone. Ma vestito come Sandy 25 anni fa.
Arrivati più o meno alle ore 2.30 il mio piano è ormai fallito, anche perché non potrei mai fare un torto a MA.
L’ultima occasione di combinare qualcosa mi si presenta quando Elena va al bancone con addosso un vestitino che è stato fatto usando in totale 12 centimetri di stoffa.
Vedendola là appoggiata al bancone, Andreotti corre in bagno, MA si mette a piangere e io mi giro verso il mister e mi bullo in questo modo: “Ora vado là, le alzo appena appena il vestitino e le faccio un male che non se lo dimentica più.”. Poi mi rendo conto di essere dotato di un regolo. E nemmeno del regolo da 10, di quello da 9. Quindi per non fare brutta figura, lascio perdere.

numeri_in_coloreIn blu, il pisello di Eddie

 Alla fine, scattata qualche foto ricordo e preso la foto autografata per mio fratello (che non si è ancora ripreso), si fa ora di tornare a casa.
Iniziamo ad uscire e lasciamo MA a salutare la sua Elena. Nessuno saprà mai cos’è successo e cosa si siano detti.
Fatto sta che tornando a casa, MA non dice una parola.
Arrivati a Fashion City, ci fermiamo un attimo ad aspettare il Coroner della città, che sta tornando da qualche serata in giro per lo stivale.
Poco male, perché tanto la temperatura era buona (7 gradi sotto zero) e rende piacevole l’attesa.
Il coroner arriva alle 5.00 e ci propone di andare a bere qualcosa. A dire il vero non sono sicuro che la proposta fosse rivolta anche a me, dato il colore del mio giubbotto. E siccome Andreotti è ormai stremato, si decide di andare a letto.

L’arrivo a casa è alle ore 5.30. la sveglia è puntata alle 7.30.
Due belle ore di sonno intense e godute e poi il risveglio.

Analizziamo i risvegli dei protagonisti, partendo per cavalierato da Elena, che rivolgendosi al suo attuale, stronzo e sfigato fidanzato, usa le parole donatele da Euripide; versi che solo le menti illuminate potranno comprendere: “Io per l’amore ch’ebbial mio sposo, vorrei seco morire;ma qual per lui grazia sarebbe, mortecon lui già morto avere? I doni funebrilascia dunque ch’io rechi al suo cadavere;e i Numi a te quello ch’io bramo accordino,e a questo stranier, che meco all’operasi accinge. E in me la sposa che tu meritid’avere, in casa avrai: ché MenelàoTu benefichi e me: ché tutto ormaitende a buon fine.”Mister: sorriso stampato in faccia, alzabandiera più vigoroso del solito, telefonata a Eddie per chiacchierare e ricordare.Eddie: sorriso stampato in faccia, preoccupazioni del lavoro spazzate in un attimo, pensiero che vola subito a MA.Andreotti: “Aaaaaahhhh! Non ci vedoooooooooooooooooo!”MA: strano sentore di amaro in bocca, sensazione di spaesamento, sputa 4 o 5 sigarette fumate, si rende conto di essere su una panchina di largo la Foppapedretti, guarda la foto di Elena che stringe in mano e, con una lacrima che scende, alza lo sguardo al cielo e pensa: “Forse ho fatto una cazzata, come tante ne abbiamo fatte insieme. Ma la guerra non è finita. E noi siamo destinati a fare altre cazzate, a rivederci presto e, forse, a stare insieme. Ci vediamo presto, Elena!” Ci vediamo presto, Elena…

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